Cure Pre- e Post-operatorie nei Conigli

Qualsiasi intervento chirurgico può essere fisicamente ed emotivamente difficile per voi e per il vostro compagno coniglio, dal momento che non c’è alcun intervento chirurgico sicuro e senza rischi al 100%. Mi auguro che le seguenti informazioni vi aiuteranno ad affrontare meglio un intervento chirurgico programmato, con maggior sicurezza e con il minimo stress.

Le attenzioni pre-operatorie

  1.         Assicurati di pianificare un intervento chirurgico con un veterinario veramente esperto in esotici che abbia molta familiarità con l’anatomia unica del coniglio e la sua fisiologia; che abbia una grande esperienza ed effettua spesso interventi sui lagomorfi e che sia sempre aggiornato con i continui progressi nel campo dell’anestesia e chirurgia dei lagomorfi come animali da affezione. Non conta infatti che sia il vostro veterinario di fiducia ed abbia sempre seguito egregiamente i vostri cani ed i vostri gatti. Saper intervenire correttamente su un coniglio richiede conoscenze in materia del tutto differenti. Vi fareste operare al ginocchio da un bravissimo oculista?

  2.          Se possibile, l’intervento chirurgico va pianificato in modo da poter portare a casa vostra il coniglio la sera stessa se non ci sono complicazioni. Trascorrere infatti la notte  in un luogo sconosciuto come una clinica, circondato da gente strana, suoni e odori di potenziali predatori, può aggiungere ulteriori stress inutili e allungare il recupero del vostro coniglio. Pochissime cliniche e ospedali veterinari hanno personale di sorveglianza specializzato in esotici 24 ore al giorno e il vostro coniglio probabilmente non sarà controllato per gran parte della notte se rimane in clinica. E’ sempre meglio quindi preferire il Day-Hospital e riportarlo a casa, dove di sicuro sarà monitorato con maggiore cura e attenzioni direttamente da voi.

  3.           Se il coniglio è legato ad un altro compagno-coniglio, è importante portarli entrambi in clinica in modo che la vicinanza del compagno/a potrà offrire supporto morale nel periodo di attesa pre-operatoria e durante il recupero ed eviterà maggiore disorientamento al “paziente” coniglietto. Inoltre questo aiuterà anche a prevenire il fenomeno della <<rottura del legame>> che a volte si verifica quando un membro di una coppia legata torna a casa con odori diversi acquisiti in clinica. Va evitato in assoluto che il tuo coniglio oltre a soffrire dopo l’intervento chirurgico riceva anche il rifiuto violento del suo/sua compagno! Purtroppo, questo avviene di frequente anche per i gruppi molto legati perchè dopo l’intervento di sterilizzazione/castrazione tende anche a mutare l’odore del “paziente” a seguito di un progressivo decremento dei livelli di ormoni sessuali. E ‘meglio quindi sempre preferibile trasportare e spostare i piccoli gruppi affiatati sempre insieme (magari nella stessa gabbietta) sia per il reciproco supporto morale ma anche per prevenire rifiuto sociale post-operatorio.

  4.        NON TENTARE DI ACCELERARE IL TEMPO DELLE DIMISSIONI DEL CONIGLIO CONTRO IL PARERE VETERINARIO. E’ meglio che terminato l’intervento, il coniglietto resti un periodo in osservazione finchè il chirurgo che lo ha operato ritiene che il coniglietto abbia smaltito correttamente gli effetti della anestesia, si sia ripreso del tutto ed i parametri vitali siano rientrati nella norma.

  5.       Porre sempre massima attenzione ad alcune informazioni errate che potreste ricevere dalle segretarie dello studio/clinica che spesso possono dare istruzioni pre-operatorie valide per cani e gatti ma assolutamente errate per i conigli. Di seguito le ragioni per le quali ad esempio del personale della clinica (inesperto con conigli) potrebbe ERRONEAMENTE suggerire di portare il coniglietto a digiuno prima dell’ intervento:

a.         Alcuni anestetici usati in chirurgia possono causare forte nausea. Questo uno dei motivi per cui i veterinari suggeriscono per la maggior parte degli animali di non somministrare cibo nel pre-operatorio. Infatti il rischio di vomito durante l’intervento chirurgico o in fase di recupero può causare aspirazione accidentale del cibo liquido nei polmoni e può essere fatale. Tuttavia, i conigli non hanno il riflesso del vomito,e sono fisicamente quasi incapaci di rigurgito. Nei conigli, il rischio di aspirazione a causa di vomito è praticamente trascurabile.

b.     Nutrire il tuo coniglio fin prima dell’intervento chirurgico aiuta l’apparato gastrointestinale (GI) a restare attivo e pieno, quindi in grado di accelerare la fase del recupero. Un coniglio che dopo l’intervento chirurgico diventa inappetente (cioè che non vuole mangiare) è più difficile da trattare nel rifar partire il transito intestinale e indurre la ripresa delle normali abitudini alimentari. Anche periodi relativamente brevi (12-24 ore) di anoressia possono provocare stasi GI e una serie di danni epatici.

c.     Alcuni veterinari possono essere preoccupati che il cibo nell’intestino interferisca con la misurazione corretta del peso corporeo dell’ animale ad intestino pieno (misurazione necessaria per il calcolo della dose corretta di anestetico da iniettare). Questo non è un problema con i conigli perché:

  • In circostanze normali, l’intestino di un coniglio sano non è mai vuoto, e non dovrebbe mai esserlo. Il tempo di passaggio del cibo lungo tutto il tratto GI è relativamente lungo (circa 12 ore), e per ottenere un intestino completamente svuotato servirebbe un tempo di digiuno molto lungo. Inoltre, dal momento che un coniglio anoressico può cominciare a subire danni al fegato in tempi relativamente brevi quando il tratto GI è vuoto, non è consigliabile mai far digiunare il coniglio prima di un intervento chirurgico.
  • Se il veterinario utilizza una anestesia a base di Isoflurano o Sevoflurano, (anestetico gassoso di prima scelta) il peso corporeo non è un problema, poiché il gas viene somministrato attraverso il tratto respiratorio ed il calcolo preciso del peso dell’ animale non è necessario. Anche se il gas isoflurano è più costoso di anestetici iniettabili, vale la pena affrontare questo costo supplementare per garantire un intervento chirurgico più sicuro, con una anestesia più semplice da dosare e che garantisce un più rapido risveglio ed un recupero più veloce.

  1. Informarsi sempre prima dell’ intervento se il veterinario è solito utilizzare l’INTUBAZIONE OROFARINGEA. Questa infatti oltre a permettere una somministrazione molto più precisa dell’anestesia gassosa, è anche molto più sicura in caso di qualsiasi emergenza cardiaca o arresto respiratorio durante l’intervento chirurgico. Bisogna però essere sempre consapevoli del fatto che l’intubazione dei conigli è una procedura delicata che richiede una grande quantità di pratiche, di manualità e di esperienza da parte del chirurgo veterinario . Se il vostro veterinario non è pratico con l’intubazione del piccolo orofaringe del coniglio, è probabilmente molto più sicuro che il gas anestetico di isoflurano venga somministrato tramite una normale mascherina ed evitare di insistere nel pretenderla. Sarebbe quindi sempre utile chiedere al veterinario prima di pianificare l’intervento se intuberà il coniglio per l’anestesia e se è una pratica a lui confidenziale che usa frequentemente nel coniglio .

  2. Nessuno conosce meglio di voi le abitudini ed i gusti alimentari del proprio coniglietto. Portate con voi il normale cibo che il vostro compagno-peloso mangia abitualmente; preferibilmente il suo fieno preferito,  un piccolo sacchetto delle verdure fresche preferite e se abituato il suo pellet . Chiedere quindi ad eventuali infermieri o assistenti che venga offerto al vostro coniglio il cibo che avete portato per lui non appena ripreso dall’ anestesia. Il coniglietto infatti prima inizia a rosicchiare e mangiare dopo l’intervento chirurgico e più velocemente sarà il suo recupero.

  3. Evitate se possibile, di pianificare gli interventi nei giorni prefestivi o a ridosso di ricorrenze festive. Se infatti dovessero sorgere complicanze nelle 24/48 ore successive all’ intervento diventerebbe più complicato reperire il veterinario e le farmacie aperte e di certo trasportare il nostro paziente alla ricerca di una clinica veterinaria aperta a diversi kilometri di distanza non è proprio una situazione ideale!

La cura post-chirurgica

Gestione del dolore

  • Qualsiasi intervento chirurgico, tra cui la castrazione o la sterilizzazione, renderà dolorante il coniglietto per uno o più giorni.
  • La gestione del dolore nei conigli è fondamentale per un recupero tranquillo in quanto hanno una bassa soglia del dolore.
  • La maggior parte dei veterinari esperti somministrano analgesici e antidolorifici come il Metacam / Meloxicam, Banamine (Flunixin meglumina), Buprenorfina, Tramadolo, ecc sia prima che subito dopo l’intervento chirurgico, in modo che il risveglio del coniglio sia il più confortevole possibile.
  • Chiedere sempre al veterinario quali antidolorofici somministrerà al coniglio prima di pianificare un intervento chirurgico. Se sostiene che non servono e abitualmente non somministra farmaci antidolorifici dopo l’intervento, probabilmente dovrete cercare un veterinario diverso!
  • Prima di portare a casa il vostro coniglietto, chiedete sempre al veterinario come procedere con le successive dosi di antidolorifico e soprattutto quando svanirà l’effetto della dose iniziale che avrà somministrato a inizio/fine intervento. Prolungare e mantenere costante l’effetto dell’ antidolorifico è essenziale soprattutto per le prime dosi!
  • Assicuratevi che il veterinario vi possa fornire sin da subito gli antidolorifici che andrà a prescrivere o comunque chiedete in tempo quali farmaci dovrete somministrare a casa ai vostri “pazienti” e procurateveli in tempo (alcuni non sono facilmente reperibili in tutte le farmacie e vanno ordinati!)

Il monitoraggio e l’assistenza post-operatoria
1. Calore

  • Subito dopo l’intervento chirurgico, mantenere il vostro coniglietto caldo e tranquillo. Uno dei rischi del post intervento è infatti l’abbassamento della temperatura.
  • Fornire una bottiglia di acqua calda o altre fonti di avvolte in un asciugamano morbido per consentire al coniglio di appoggiarsi o allontanarsi a sua discrezione. NON utilizzare alcun tipo di fonte di calore elettrica come stufe o riscaldatori che oltre ad esser pericolosi se vengono masticati i fili, non gli permettono di regolare autonomamente la temperatura. Sarà il coniglio stesso ad avvicinarsi o allontanarsi dalla fonte di calore in base alle sue sensazioni.
  • I conigli in genere preferiscono accovacciarsi su una coperta morbida e leggera anziché esser avvolti in una coperta pesante che potrebbe generargli sensazione di oppressione.
  1. Coccole nel post-chirurgico
  • Non sempre gradite. Un coniglio dopo l’intervento chirurgico e dopo l’anestesia può sentirsi intontito e infelice, e non è in vena di coccole.
  • Se non le richiede con i soliti atteggiamenti che sicuramente sapete riconoscere, è meglio lasciare che lui / lei recuperino con calma, senza esser “infastiditi” dalla presenza umana. Probabilmente gradisce la vostra presenza e le vostre attenzioni ma non vuole esser toccato.
  • I primi giorni dopo un intervento di sterilizzazione/castrazione il coniglietto potrebbe esser poco attivo, schivo e tenderà a isolarsi e rintanarsi. Probabilmente lo vedrete spesso cambiare posizione, stiracchiarsi e rannicchiarsi. Questo è da considerarsi del tutto normale in quanto  “tirano” i punti.
  1. Monitoraggio del post-chirurgico
  • Assicurati di controllare attentamente (e delicatamente) lo stato dei punti di sutura ogni giorno per un paio di giorni dopo l’intervento chirurgico per essere sicuri che il coniglio non li stia strappando e masticando.
  • Molti veterinari usano punti intradermici (sotto la pelle) che non sono visibili e non possono essere afferrati dall’ esterno; in alcuni casi possono anche mettere una linea di colla chirurgica sopra l’incisione per generare una resistenza supplementare. Chiedete al vostro veterinario cosa ha utilizzato per suturare, in modo da sapere cosa aspettarsi sulla ferita e se i punti dovranno esser rimossi successivamente.
  • Controllare e monitorare sempre eventuali sanguinamenti eccessivi (qualche goccia è normale, ma il sanguinamento frequente e continuo è un motivo di preoccupazione).
  • Arrossamento o segni di infezione sui punti come gonfiore o pus eccessivo non sono normali. Richiede subito un ulteriore valutazione del veterinario per una eventuale prescrizione di antibiotico.
  • Se vedi qualcosa che non ti convince o che ti preoccupa, non esitare e temporeggiare nel chiamare immediatamente il veterinario per ulteriori istruzioni. In fin dei conti queste “consulenze telefoniche” rientrano nel costo della parcella dell’ intervento  .

 

Il processo di guarigione

Se tutto va bene, il vostro coniglio inizierà a normalizzarsi e ritornare più attivo entro il secondo/terzo giorno dopo l’intervento. La guarigione inizia rapidamente; le aderenze nei conigli (normale riparazione dei tessuti) di solito cominciano a formarsi entro le 24 ore dall’ intervento. In caso di sterilizzazione/castrazione, un maschio di solito tende a recuperare più rapidamente, poiché l’intervento di castrazione è meno invasiva di una sterilizzazione.

Il tempo di recupero dipende molto dal tipo di intervento chirurgico, dalla tecnica usata del chirurgo, dal tipo di intervento stesso, e da eventuali complicazioni.

Cura preventiva nel Post-operatorio 

  • In circostanze normali, i conigli non richiedono antibiotici post-chirurgici per prevenire infezioni.
  • Salvo casi molto particolari, un E-collare (“collare elisabettiano” – quel cono di plastica intorno al collo che impedisce di strappare o mordere i punti), non è necessario per un coniglio, e in genere è solo una fonte di eccessivo stress per un animaletto abituato a pulirsi e leccarsi continuamente.
  • Se il vostro coniglio invece cerca in continuazione di danneggiare la sua ferita e tende a strappare i punti finirà per dover indossare un E-collare per un giorno o due. Poiché non sarà in grado di ingerire normalmente i propri ciecotrofi, dovrete cercare di offrirglieli voi a mano non appena emessi possibilmente prendendoli con un guanto di lattice ben lavato per non alterarne l’odore e quindi il rifiuto del coniglietto (Questo è quanto siamo disposti a fare per amore dei nostri coniglietti). Se comunque non li assume per un paio di giorni (anche perché potrebbero esser alterati dai farmaci e non accettati dal coniglio) non è un problema.

Monitoraggio delle feci: Segni di recupero o di guai

  • Non è raro vedere un paio di feci molli o ricoperte di muco dopo un intervento chirurgico. I pellet fecali dovrebbero tornare alla normalità entro un giorno o due, una volta che il coniglio ha riacquistato le normali abitudini alimentari.
  • Se si continua a vedere muco nel materiale fecale al di là di un giorno o due, o se la produzione di palline fecali si ferma, consultare immediatamente il veterinario.
  • Se il vostro coniglio non ha mangiato nulla entro le 24 ore di intervento chirurgico, contattare il veterinario.
  • Monitorare sempre i pellet fecali per qualche giorno. Se la produzione di palline rallenta o si fermano del tutto dopo l’intervento per più di 36 ore, il vostro coniglio può essere affetto da ileo, una complicanza post-chirurgica rara ma grave e va trattato con massima urgenza.

Post-chirurgica interazione sociale

  • Mantenete il vostro coniglio tranquillo per un paio di giorni dopo l’intervento chirurgico, ma cercare di conservare le normali abitudini ed i normali orari di alimentazione .
  • Non c’è ragione di separare le coppie o gruppi affiatati a patto che gli altri coniglietti interagiscono con calma.
  • Un coniglietto post-chirurgica di solito gestisce la propria attività abbastanza bene, e sa di istinto di non dover “spingere” troppo presto nei vari sforzi e movimenti.
  • Se la vostra coppia o continuano a montarsi o giocare troppo energicamente subito dopo l’intervento chirurgico, allora potrebbe essere necessario separarli fisicamente per un giorno o due magari attraverso un cancelletto per evitare infortuni. Questo comunque non è quasi mai necessario.
  • Tuttavia, se è necessario separare i coniglietti, evitare di isolarli del tutto in stanze o luoghi diversi ma fare in modo che si possano vedere, annusare e toccare l’un l’altro, anche se non hanno pieno contatto fisico (un cancelletto è la soluzione migliore).
  • Ricorda: un coniglio che ha subito un intervento chirurgico ha un importante bisogno del sostegno emotivo della sua / del suo compagno per un recupero tranquillo e più rapido in quanto questo eviterà ulteriori stress.Inoltre questo “contatto” riduce notevolmente le probabilità di dover successivamente ricominciare con una piena reintroduzione nel gruppo o nella coppia.

Nutrizione post-chirurgica

  • Offrite al vostro coniglio una ciotola di ceramica pesante di acqua, al posto del solito beverino. Un coniglio ha bisogno di bere dopo l’intervento chirurgico, ma spesso non lo farà se deve sforzarsi per raggiungere e succhiare l’acqua in posizione elevata dal beverino. Un coniglietto ben idratato recupererà più velocemente e si eviteranno stasi e blocchi GI.
  • Se il vostro coniglio è riluttante a mangiare dopo l’intervento chirurgico, cercate di offrire i suoi cibi preferiti. Erbe aromatiche come il basilico, il prezzemolo, l’aneto e menta sembrano esser piuttosto gradite ad un coniglio in fase di ripresa post-intervento.
  • I conigli sembrano preferire cibi freschi come verdure e fieno verde in questa fase di ripresa, piuttosto che pellet o altri cibi secchi.
  • Se il vostro coniglio a seguito di un intervento ha difficoltà a riprendere ad alimentarsi, potrebbe essere necessario invogliarlo offrendoli il cibo direttamente dalle vostre mani con un pò di pazienza. E’ fondamentale infatti che il tratto GI torni alla normalità il prima possibile. Chiedete al vostro veterinario se è necessario procedere per qualche giorno con una alimentazione forzata. Il prodotto realizzato appositamente per l’alimentazione di recupero è il Critical Care (Oxbow)  . Oppure in assenza di Critical Care si può creare un cibo “fatto in casa” sempre adatto all’ alimentazione forzata:
    • Preparare 1/4 di tazza di acqua calda o meglio camomilla
    • Sciogliere un paio di cucchiai del suo pellet preferito e mescolare
    • Lasciar riposare per qualche minuto, lasciando che il pellet si ammorbidisca assorbendo l’acqua/camilla calda (gonfiandosi).
    • Mescolare ulteriormente ed eventualmente aggiungere altra acqua fino ad ottenere un impasto della consistenza di un omogeneizzato.
    • Lasciare riposare e raffreddare fino a temperatura ambiente.

Usare sempre qualsiasi tipo di cibo per alimentazione forzata sempre con massima cautela e solo su indicazione del veterinario:

  • Utilizzare una siringa con beccuccio ampio senza ago  o un contagocce di plastica con la punta stretta tagliata per somministrarlo in modo lento e sicuro.
  • Non forzare mai troppo! Lasciare il tempo necessario al coniglietto di masticare e deglutire.
  • Se l’impasto del Critical Care è troppo denso o l’impasto con il pellet che abbiamo preparato non è sufficientemente omogeneo o l’estremità della siringa è troppo stretta, i grani più grossi e densi possono rimanere bloccati nella siringa. Non forzare mai aumentando la pressione sul pistone della siringa direttamente in bocca al coniglietto in quanto nel momento in cui si sblocca la siringa, si sarà creata una certa pressione e si potrebbe riempire del tutto la bocca del coniglietto soffocandolo causandone l’aspirazione polmonare.
  • Inserire la punta della siringa lateralmente nella bocca del coniglio nello spazio tra incisivi e molari. Non inserire mai la siringa in profondità.
  • Non forzare mai un animale che ha problemi di deglutizione o che non riesce ad ingoiare correttamente. In questi casi bisogna consultare immediatamente il veterinario.

La chiave del successo in qualsiasi chirurgia  è una buona preparazione pre-intervento, le giuste  cure post-intervento ma soprattutto una buona preparazione del compagno umano!  Un veterinario  esperto può rendere questo processo il più sereno possibile e senza ansie se vi darà tutte le informazioni necessarie, i consigli e come prendervi cura di loro. Spero che questo articolo possa aiutarvi a comprendere meglio e vivere con più seranità un intervento chirurgico.

Tradotto da Bruno Maselli da un articolo di:

Dana Krempels, Ph.D.
Università di Miami Dipartimento di Biologia

Conosciamo meglio il FIENO ed i vari tipi in commercio

IL FIENO

Secondo una autorevole ricerca della San Diego House Rabbit Society  la base della piramide alimentare del coniglio è costituita all’ 80% di erba o fieno.

Il fieno (o l’erba fresca) deve infatti esser sempre disponibile in quantità illimitata ai conigli in modo che possano pascolarlo in qualsiasi momento e a loro piacimento.

piramide fieno newok

In natura l’alimentazione naturale del coniglio è costituita fondamentalmente da erba, foglie fresche o secche, steli di piccole piante. Essendo erbivoro mangia anche verdure di tutti i tipi, come sedano, finocchio, cicoria e insalate selvatiche. Raramente e solo occasionalmente si nutrono anche di alcuni frutti caduti dagli alberi; in mancanza di pascoli freschi tendono anche a rosicchiare radici tenere,fieno, fiori, semi, piantine secche disidratate e cortecce di albero.

Il SILICIO contenuto nell’erba e le fibre grezze di alcune verdure permettono un consumo costante e naturale dei denti durante la masticazione ed infatti a causa di questa elevata abrasione, la dentatura del coniglio è geneticamente a crescita costante.

L’apparato digerente del coniglio è a digestione continua ed è importante che l’animale abbia costantemente a disposizione del cibo per mantenere sempre attivo il processo di peristalsi intestinale. Un digiuno prolungato per più di 12 ore apre la porta ad una serie di patologie molto serie che possono anche provocarne la morte in breve tempo.

Nei conigli domestici, questa costante necessità di erba e fibre grezze, viene per semplicità sostituita dal fieno.

Per fieno si intende dell’ erba essiccata in modo particolare, raccolta e immagazzinata ai fini di alimentare determinati animali erbivori, in particolare bovini, equini, caprini, ovini e lagomorfi.

Il fieno viene usato infatti negli allevamenti come alimento principale quando o dove non ci sono abbastanza pascoli a disposizione e questo può accadere a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli (come durante l’inverno) oppure dove non ci sono pascoli disponibili in quanto il terreno viene impiegato per l’agricoltura.

I VARI TIPI DI PRATO

Per definizione un prato è un terreno agricolo inerbito per più di un anno. Fino ad un anno (un ciclo colturale) si parla invece di erbaio. Nel caso in cui il cotico erboso venga mantenuto per più di 5 anni, si parla di prato stabile o, meglio, prato permanente.

Un prato stabile è un prato che in genere non ha subito alcun intervento di aratura o dissodamento, non coltivato e lasciato a vegetazione spontanea : è mantenuto esclusivamente attraverso lo sfalcio e la concimazione.

Questi prati in genere in base al clima, al tipo di terreno, altitudine, umidità, piogge etc, sono costituiti in proporzioni differenti da una serie di erbe e piante spontanee che seguono il normale ciclo stagionale. Escludendo cereali e leguminose proteaginose spontanee si tratta fondamentalmente di graminacee (festuca, loietto, erba mazzolina, gramigna, bromo cabro, fleolo, coda di topo, trifoglio, dente canino, paleo, piantaggine, etc..).


LA FIENAGIONE DI UNA VOLTA…

fienagionediunavolta

Per fienagione si intende quella pratica colturale che permette la trasformazione di erba fresca in erba secca; consiste quindi nel far perdere l’umidità presente negli steli erbosi rendendoli fieno.

La produzione del fieno per un contadino era uno dei lavori più impegnativi e fisicamente uno dei più gravosi nel periodo estivo, sia perché tutte le operazioni si dovevano compiere a mano, sia perché la falciatura era laboriosa e lenta ma indispensabile per il foraggio invernale del bestiame. L’esito della raccolta dipendeva esclusivamente dalla pioggia che, se cadeva sopra il raccolto, comprometteva l’intera stagione e il contadino era costretto ad acquistare il foraggio o eliminare uno o più capi di bestiame. La buona o la cattiva annata di fieno era importante, da loro infatti dipendeva il cibo per gli animali della stalla, quindi averne una scorta sufficiente assicurava tranquillità fino all’ anno successivo.

Il fieno viene tagliato e raccolto più volte nel corso dell’anno. A seconda del periodo in cui avviene questa operazione, prende nomi diversi:

  • fieno di primo taglio:detto MAGGENGO, perché viene raccolto in maggio (ma anche in giugno), ed è considerato il fieno migliore;
  • fieno di secondo taglio:detto AGOSTANO;
  • fieno di terzo taglio: detto SETTEMBRINO o grumereccio o terzuolo è quello con qualità nutritive inferiori.

Il taglio del fieno cominciava quando l’erba era matura, in pratica quando la maggioranza delle erbe era in fiore. Al mattino molto presto, anche prima delle quattro, il contadino con la sua falce in spalla, si recava sul campo per falciare.

taglio-fieno

Procedeva ritmicamente formando alla sua sinistra il cumulo  d’erba tagliata, fermandosi frequentemente ad affilare la falce con la pietra. Giunto al confine del prato, ritornava indietro e ricominciava.

I tagli più duri e impegnativi erano il maggengo e l’agostano; il primo per l’erba alta, abbondante e rigida, il secondo perché nel colmo dell’estate il caldo molto forte si faceva sentire pesantemente.falciatura

Tagliata l’erba con la falce cominciava  una nuova fase della giornata: slargare i vari cumuli per farli asciugare al sole .Con la forca si stendevano uniformemente i cumuli dell’erba fresca e nel primo pomeriggio si andava a “voltarli” ; a seguire cominciava la “rastrellatura”.  Ad intervalli regolari , l’erba rastrellata era “accordonata” (ammassata) in lunghe file di fieno (andane) .

Taglio Erba Secondo giorno

Questa operazione si compiva molto accuratamente , tanto che alla fine del lavoro i prati dovevano essere, senza più un filo d’erba secca.

Raramente il fieno essiccava in un solo giorno e nei giorni seguenti si ripetevano in successione le stesse operazioni: si slargavano le fila bagnate dalla rugiada, quindi voltate, rastrellate e si ricreavano le file .

Tutto procedeva liscio se il tempo era buono; il nuvolo, la pioggia o il temporale spezzavano il ciclo del lavoro, procurando notevole fatica in più perché questo processo andava costantemente ripetuto e bisognava mettere al riparo il fieno già secco da quello ancora umido. Qualche volta però la pioggia sorprendeva il fieno ancora slargato e bisognava aspettare il sole “che asciugava”, ma intanto il fieno perdeva parte delle sue buone qualità. A volte quando i capricci del tempo duravano per più giorni, il fieno ammuffiva e si guastava per cui non poteva più essere utilizzato come fonte di foraggio per gli animali, ma solo come paglia par creare il giaciglio del bestiame nelle stalle.

fienoinspalla

Con il sole e il sereno invece tutto procedeva bene e quando il fieno era secco, si legavano i fasci e caricati in spalla venivano  trasportati  dai campi al fienile.

 

LA FIENAGIONE OGGI…

fienagione_fella

Con il progresso della meccanizzazione agraria, la lavorazione della fienazione viene sempre più affiancata dall’ utilizzo di attrezzi agricoli adibiti a ridurre gli sforzi, ottimizzare i tempi e automatizzare le varie attività sui campi.

  • Barra falciante – Falciacondizionatrice

La prima fase del taglio dell’ erba a pochi centimetri dal terreno viene eseguito mediante una barra falciante (due lunghe lame seghettate che sfregando tra loro “strappano” l’erba dal terreno) o una falciacondizionatrice ( che permette il taglio e lo schiacciamento dello stelo favorendone la fuoriuscita di acqua e quindi di umidità ed il taglio avviene mediante dischi di metallo attorno ai quali sono presenti delle lame vive che permettono il taglio diretto dell’erba).
In linea di massima la barra falciante è solitamente usata in erbai dove sono presenti essenze che di per se contengono poca umidità, tipo loietto; mentre la falciacondizionatrice è più usata dove è presente erba medica e leguminose in genere, ricche nello stelo di acqua e quindi di umidità.

barrafalc falciacondiz
  • Voltafieno

Alcuni giorni a provvedere a capovolgere il fieno per permettere una più veloce essiccazione ed evitare di incorrere in  muffe e formazione di acidi si usa un attrezzo denominato voltafieno. Questo  è composto da un telaio sul quale sono fissati uno o più “girelli” con dei “denti strigliatori”i quali sollevano il fieno da terra e lo gettano in aria permettendone il capovolgimento.

voltafieno
  • Ranghinatore o Andanatore

Quando gli steli hanno perso tutta l’umidità al loro interno e risultano secchi è il momento di pressare il fieno, per facilitare questa operazione vengono fatte delle andane con il ranghinatore. Questo attrezzo passando sul fieno presente nel campo lo “ammassa” in un unica andana, quindi lo raccatta; è molto simile al voltafieno in quanto sono presenti uno o più girelli sui quali sono collocati dei denti strigliatori del tutto simili ad una forca, per effetto della forza centrifuga il fieno raccolto da questi denti viene fatto sbattere contro una porzione di telo di plastica o di metallo che lo fa cadere a terra formando un’unica andana che sarà poi pressata successivamente dall’imballatrice.

anda
  • Rotoimballatrice – Pressa quadra

L’ultima operazione consiste nella raccolta del fieno ormai disposto sul terreno in andane; tale operazione avviene mediante le rotoimballatrici o le presse quadre; l’unica fondamentale differenza di questi due attrezzi consiste nella maniera di imballaggio del fieno. La rotoimballatrice è formata da un raccoglitore chiamato “pick-up” che convoglia il fieno in una camera di compressione, la massa all’interno viene fatta girare su se stessa dall’alto verso il basso in maniera centrifuga, e quando al suo interno è stato raggiunto il peso ideale (che varia dai 400 ai 500 kg) e la grandezza ideale (in quanto può variare da modello a modello) un computer palmare installato nella trattrice provvederà ad informare il trattorista della avvenuta formazione della balla, il quale provvederà ad aprire il portellone posteriore ed a fare uscire la rotoballa; un funzionamento simile è quello della pressa quadra che è sostanzialmente di due tipi, una pressa quadra che crea balle da 30-40 kg chiamate comunemente balline o ballette ed una pressa molto più grande che crea balle del peso di 5 quintali circa; nei piccoli appezzamenti è molto usata quella che crea balle piccole in quanto molto maneggevole e permette di creare delle balle adatte sopratutto ai piccoli allevatori. La pressa quadra invece, ha un peso di circa 50 quintali, risulta quindi poco maneggevole in piccoli appezzamenti ed è usata sopratutto nei grandi prati. Il funzionamento della pressa quadra è piuttosto semplice, il fieno viene raccolto da terra mediante un raccoglitore  (pick-up), viene mandato in camera di compressione dove un pistone provvede alla compressione della massa man mano che viene raccolta. Il prodotto viene poi espulso dalla parte posteriore dell’attrezzo.

rotoimballatrice
quadra

VIDEO SULLA FIENAGIONE

Scritto da Bruno Maselli