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Come si svolge la visita di un Veterinario Esperto?

Visita clinica del coniglio

Il coniglio domestico mantiene inalterata la sua caratteristica di animale da preda, caratteristica che ne influenza la fisiologia e la psicologia. È infatti facilmente soggetto, in condizioni di stress, paura o dolore, al rilascio di catecolamine. Queste a loro volta predispongono al blocco della motilità intestinale, con conseguente ileo, o peggio ad ischemia dei vasi coronarici e quindi ad un immediato arresto cardiaco, oppure a ischemia dei vasi renali e quindi ad insufficienza renale e morte. Come animale da preda il coniglio ha una muscolatura degli arti potente ma un’ossatura leggera, relativamente fragile, per poter sfuggire rapidamente ai predatori. Questo tipo di struttura fisica lo predispone a fratture e lussazioni vertebrali in caso di contenimento errato (Fig. 1). Il coniglio deve essere pertanto manipolato sempre in modo delicato, per non ferirlo. Gli si devono evitare stress come ad esempio il ricovero accanto a potenziali predatori o a fonti di disturbo. L’analgesia va sempre attuata in tutte le condizioni potenzialmente dolorose, come malattie, lesioni o interventi chirurgici.

I pazienti conigli possono manifestare un’ampia gamma di personalità, dal coniglio molto spaventato che resta appiattito sul tavolo (Fig. 2) lasciandosi manipolare senza opporre alcuna resistenza, a quello ben socializzato e completamente a suo agio anche in un ambiente estraneo, che mangia tranquillamente sul tavolo da visita. Occasionalmente, alcuni pazienti in preda al terrore si lanciano giù dal tavolo correndo all’impazzata, o si divincolano furiosamente se manipolati, esponendosi al rischio di lesioni. È importante conoscere il temperamento individuale dei nostri pazienti abituali, o riconoscere quello dei pazienti nuovi in base al loro linguaggio del corpo e a quanto riferisce il proprietario, e agire sempre con cautela in caso di dubbio. Ciò aiuta a prevenire conseguenze disastrose, come fratture agli arti per cadute dal tavolo o fratture spinali se il coniglio si divincola quando viene contenuto. I conigli più nervosi e quelli più spaventati e stressabili richiedono un approccio più cauto e delicato nel manipolarli, hanno una prognosi più riservata in caso di malattie e chirurgie, e vanno ricoverati solo se indispensabile e per il tempo minimo necessario.

 Il coniglio è un erbivoro obbligato. La dentatura, composta di denti a crescita continua, è altamente specializzata verso una dieta erbivora, ricca di fibra e molto abrasiva, composta di erbe e piante di campo. La somministrazione di una dieta inadeguata, caso frequentissimo nei conigli in cattività, determina l’insorgenza di frequenti patologie dentali. Anche l’apparato digerente è specializzato per una dieta erbivora. Nel colon avviene la separazione tra la porzione di fibra indigeribile, espulsa con le feci dure, e quella digeribile che viene inviata in senso retrogrado al cieco. Nel cieco, che rappresenta l’organo più voluminoso dell’apparato digerente, avvengono processi di fermentazione a opera della flora intestinale, con produzione di aminoacidi, vitamine e acidi grassi, in parte assimilati direttamente dalla parete del cieco e in parte ingeriti tramite il fenomeno della ciecotrofia. La somministrazione di una dieta inadeguata causa frequenti disturbi intestinali, dalla stasi alla diarrea all’enterite fulminante. L’alimentazione ha quindi un’importanza centrale nella salute del coniglio pet: la maggior parte dei disturbi di salute del coniglio dipendono, direttamente o indirettamente, da errori alimentari. È pertanto fondamentale sapere qual è la dieta corretta ed educare il proprietario al riguardo.

L’intestino del coniglio per funzionare correttamente ha bisogno di alimenti ricchi di fibra, indispensabile per stimolare la motilità intestinale, principalmente l’erba ed il fieno. L’erba può essere consumata direttamente in giardino, per chi ne ha la possibilità, o raccolta e offerta fresca. In mancanza di erba, si offrono verdure coltivate come insalate, radicchi, cicoria, indivia, foglie di carota, finocchi, sedano. Il fieno deve essere sempre presente. Il pellet commerciale, anche se di composizione corretta, va dato in quantità molto limitata o evitato del tutto, come pure la frutta. Entrambi questi alimenti predispongono all’obesità e non favoriscono una masticazione fisiologica. I mangimi composti da semi, cereali, fioccati, carrube, mais e frutta disidratata o secca sono assolutamente controindicati: predispongono a patologie dentali e disturbi digestivi. Da evitare completamente sono anche i carboidrati di ogni tipo, che possono portare all’insorgenza di enterotossiemie letali.

ISTRUZIONI PER L’APPUNTAMENTO

Quando il proprietario chiama per l’appuntamento si deve chiedere il motivo della visita, per stabilire se si tratta di un’urgenza. La visita va fissata in modo da minimizzare i tempi di attesa, e quindi lo stress e la possibile vicinanza a predatori come cani e gatti, se non è possibile organizzare una sala d’attesa a parte per questo tipo di animali.

Se in sala d’aspetto sono presenti cani che abbaiano o bambini che gridano, è opportuno far entrare subito il coniglio e tenerlo in un ambiente tranquillo fino al momento della visita. Non si deve permettere al proprietario di tenere il coniglio in grembo fuori dal trasportino o peggio di lasciarlo libero sul pavimento della sala d’aspetto.

Consigli per il trasporto

Chiedere di portare il libretto vaccinale ed eventuali esami e radiografie o farmaci prescritti da altri.

Nel caso di coniglietti appena acquistati, o prima visita, far portare le confezioni degli alimenti e un campione di feci.

Far trasportare il coniglio nella gabbia, se non è troppo grande (Fig. 3), o meglio in un trasportino per gatti in plastica (Fig. 4) con del materiale antiscivolo e assorbente sul fondo, ad esempio un grosso asciugamano ripiegato. Evitare di riempire il trasportino di fieno, segatura e simili.

Togliere i contenitori dell’acqua durante il viaggio.

Non portare mai l’animale a digiuno, anche in caso siano previsti esami o anestesie.

Attenzione a non esporre l’animale a temperature elevate durante il trasporto. In macchina non esporre il trasportino al sole.

 

Motivi di visita urgente

Anoressia di più di 12 ore di durata.

Evidente stato di malessere, immobilità, disinteresse all’ambiente.

Difficoltà respiratoria (la respirazione a bocca aperta è un’emergenza).

Diarrea.

Ferite o traumi (cadute, aggressioni).

Perdite di sangue dalla vulva.

Tentativi continui di urinare.

Perineo imbrattato di urina o feci.

Consigli per il ricovero

In caso si preveda di ricoverare il coniglio, chiedere al proprietario di portare i seguenti oggetti.

Una scorta dell’alimento preferito, sia secco che fresco, e del fieno consumato abitualmente.

La gabbia, se è sufficientemente spaziosa ma comunque trasportabile.

I contenitori abituali del cibo e dell’acqua.

La cassetta dei bisogni e il materiale usato per riempirla.

Se il coniglio ha un compagno, può essere desiderabile tenerli insieme, per facilitare la ripresa e diminuire lo stress.

 

CONTENZIONE

Una corretta contenzione è indispensabile per prevenire lesioni al coniglio. Inoltre, dimostrando al proprietario di saper maneggiare il suo animale con sicurezza, delicatezza e competenza si rafforza la sua fiducia nelle capacità del veterinario. I soggetti particolarmente recalcitranti o spaventati vanno sedati piuttosto che contenuti con un uso eccessivo della forza, per impedire che si lesionino.

Il coniglio non va mai afferrato per le orecchie; non solo gli si procura dolore e paura, ma si ottiene una pessima opinione da parte del proprietario.

Vi sono diversi metodi per maneggiare il coniglio in modo sicuro; in tutti i casi la presa deve essere delicata, per non danneggiare l’animale, ma ferma, per evitare che sfugga dalle mani per uno scatto improvviso. Si può sollevare e trasportare il coniglio sostenendone il corpo con un braccio e immobilizzando gli arti anteriori con la mano, mentre l’altra mano copre gli occhi per tranquillizzarlo (Fig. 5), oppure si può infilargli la testa sotto il braccio per bloccargli la visuale (Fig. 6). Anche avvolgere il coniglio in un asciugamano aiuta a contenerlo e allo stesso tempo a tranquillizzarlo (Fig. 7).

Per osservare la regione ventrale, la parte inferiore degli arti e il perineo si utilizza la cosiddetta presa “a C”. Una mano sostiene il treno posteriore, l’altra blocca gli arti anteriori e il corpo viene fatto poggiare contro il torace dell’operatore (Figg. 8 e 9). Questa presa è utile per valutare il sesso dei coniglietti e per tagliare le unghie, quando si ha a disposizione un aiuto.

 

Durante la visita il paziente va poggiato su una superficie non scivolosa (come un grosso asciugamano o un tappetino di gomma) (Fig. 10): se si sente scivolare l’animale può agitarsi e ferirsi. Una contenzione adeguata per eseguire iniezioni sottocutanee consiste nel coprire gli occhi con una mano e porre l’altra sul dorso, in modo che non indietreggi (Fig. 11). Per eseguire iniezioni intramuscolari a livello dei muscoli lombari conviene avvolgere l’animale in un asciugamano, lasciando libero solo la zona lombare.

 

Occorre sempre esercitare una delicata presa per immobilizzare il coniglio e prevenire cadute dal tavolo. Solo proprietari esperti e affidabili possono essere incaricati in prima persona di sorvegliare e contenere l’animale sul tavolo da visita.

Conigli molto spaventati e inclini a scappare lanciandosi dal tavolo vanno visitati sul pavimento, accucciandosi in terra.

 

ANAMNESI

Come per specie più tradizionali, l’anamnesi è un elemento fondamentale della valutazione del paziente coniglio; se ben condotta e approfondita, spesso è in grado di orientare con precisione il clinico sulla causa del problema. Dall’anamnesi si possono inoltre rilevare eventuali (frequentissimi) errori di gestione, su cui il proprietario va opportunamente educato. Nella raccolta dell’anamnesi va dato spazio alle osservazioni del proprietario sullo stato di salute e sul comportamento dell’animale: un proprietario attento e affezionato riesce a cogliere sottili modificazioni molto utili per indirizzare il clinico. D’altronde, vi sono proprietari incuranti o impreparati che non riescono a cogliere segni assolutamente palesi di grave malessere.

Origine. I coniglietti provenienti da negozi, allevamenti e mercatini hanno elevata incidenza di ectoparassiti, dermatofitosi, coccidiosi e infezioni respiratorie batteriche. Spesso sono venduti troppo giovani e non adeguatamente svezzati e sono predisposti a gravi problemi digestivi.

Età. I giovani sono particolarmente esposti a disturbi intestinali (spesso gravi) nel periodo dello svezzamento e del passaggio all’alimentazione solida e a traumi da caduta quando convivono con bambini piccoli. I conigli anziani possono avere problemi degenerativi osteoarticolari. La malocclusione acquisita si manifesta in genere dopo i 3 anni di età. Nei conigli anziani possono essere più frequenti le neoplasie, sebbene in generale poco comuni nel coniglio.

Sesso ed eventuale sterilizzazione. Il sesso, soprattutto dei giovani, va controllato al momento della visita perché spesso il proprietario non ha idea del sesso o questo viene identificato in maniera errata. Le coniglie intere sono soggette a carcinomi uterini e altre patologie riproduttive. I conigli interi adulti possono manifestare problemi comportamentali quali aggressività e marcatura con feci e urine.

Stato vaccinale. I conigli sono soggetti a due importanti malattie virali, mixomatosi e MEV (malattia emorragica virale), malattie letali contro cui i conigli vanno vaccinati regolarmente.

Gestione. Il continuo confinamento in gabbia non è appropriato, ma il periodo in libertà deve avvenire in ambienti sicuri e sotto supervisione. Il proprietario va educato a rendere la casa “a prova di coniglio”, eliminando i potenziali pericoli e prevenendo eventuali danni che l’animale può provocare. La gabbia deve essere adeguatamente spaziosa e con un substrato adatto alle zampe dei conigli. I conigli continuamente confinati in gabbia possono essere predisposti a pododermatite, obesità, stasi intestinale, ipercalciuria.

Alimentazione. Non si può enfatizzare a sufficienza l’importanza di una dieta adeguata per la salute del coniglio. Si deve indagare minuziosamente la dieta somministrata, non solo al momento ma anche negli anni precedenti, perché le patologie dentali possono essere causate da errori alimentari di vecchia data. Occorre chiedere se vengono somministrati “extra” come biscotti e simili, anche se in modo occasionale.

Oltre a patologie dentali (malocclusione, ascessi dentali), l’alimentazione errata può causare stasi gastrointestinale, alterazione del ciecotrofo, obesità (e patologie a questa correlate), ipercalciuria e dermatite perineale secondaria.

Appetito. I conigli mangiano per gran parte della giornata. Un’anoressia di 12 ore di durata è indice di un problema; dopo 24 ore richiede un’immediata visita. Dopo 48 ore possono già insorgere complicanze correlate ad una lipidosi epatica.  In caso dimalocclusione sintomatica, spesso il coniglio pur non alimentandosi ha fame e dimostra interesse per il cibo, anche se non riesce ad ingerirlo. In caso di stasi gastrointestinale l’animale è invece disinteressato al cibo. Questo è un indizio utile nella valutazione delpaziente che non si alimenta.

Sete. I conigli che consumano molti alimenti freschi bevono di rado. Un aumento della sete può essere correlato a insufficienza renale, ma anche ad una diminuzione dell’appetito: spesso i conigli che mangiano meno compensano le richieste idriche bevendo di più.

Feci. La produzione di feci, la loro quantità e aspetto è un indizio utilissimo dello stato di salute. I conigli normali producono circa 150 pellet fecali al giorno, rotondi e asciutti, composti di fibra (Fig. 12). La mancata produzione di feci indica la presenza di stasi(primaria o secondaria). La produzione di feci più piccole e di forma irregolare si osserva spesso all’inizio di una stasi o durante la sua risoluzione (Fig. 13). L’emissione di feci “a catenella” o cordoniformi può essere dovuta all’ingestione di pelo (Fig. 14), soprattutto durante la muta nei conigli a pelo lungo, oppure dalla presenza di fibra molto lunga, dovuta ad una masticazione inadeguata per alterazioni della tavola dentaria (malocclusione) (Fig. 15-16). Le due cose si possono differenziare stemperando le feci in acqua e osservando se sono presenti peli o fibre vegetali. Il ciecotrofo normalmente non si osserva perché viene ingerito, anche se occasionalmente può essere lasciato sul pavimento (Figg. 17-18). Ha forma di palline lucenti, ricoperte di muco, di odore acidulo pungente. La diarrea va distinta dall’emissione di ciecotrofo. In caso di diarrea (Fig.19), la produzione di pellet fecali è del tutto assente e spesso l’animale mostra abbattimento. Quando vi è emissione di ciecotrofo alterato (Figg. 20-21), che non viene consumato, la normale produzione di feci continua e il coniglio non mostra risentimento generale; questa condizione in genere è causata da una carenza di fibra.

 

Urine. Le urine del coniglio sono normalmente molto torbide per la presenza abbondante di cristalli di calcio (Figg. 22-23). Il colore normale varia da giallo a crema a rosa-arancio o rosso a marrone, per la presenza di pigmenti vegetali (Fig. 24). Tali colorazioni quando virano verso il rosso possono trarre in inganno il proprietario inesperto, ma è prudente escludere la presenza di vera ematuria (Fig. 25), indice di problemi urogenitali (in particolare dell’utero).

 

Caratteri della minzione (frequenza e quantità, aspetto dell’urina, urinazione inappropriata). Problemi di minzione possono essere causati da malattie dell’apparato urinario ma anche muscoloscheletrico o del sistema nervoso. La minzione inappropriata può essere un problema comportamentale legato alla marcatura.

Vivacità. Una riduzione della vivacità è quasi sempre indice di patologie. Con il trascorrere degli anni è fisiologica una diminuzione progressiva dell’attività fisica.

Comportamenti insoliti/diversi. Un cambio delle abitudini alimentari o eliminatorie, o del comportamento (aggressività, tendenza a nascondersi), possono indicare problemi di salute.

Precedenti problemi sanitari. Occorre chiedere se il coniglio ha avuto precedenti problemi di salute, come si sono manifestati, che trattamenti sono stati intrapresi e con che esito.

Motivo della visitaSi deve chiedere quando è iniziato il problema e come si è manifestato, la sua evoluzione, le eventuali terapie già tentate e loro esito. La somministrazione di antibiotici enterotossici può causare disbiosi intestinale e quindi enterite. I cortisonici, anche se somministrati per brevi periodi o per uso topico, possono indurre grave immunodepressione.

Altre informazioni ritenute rilevanti. Il proprietario va incoraggiato a riferire ogni altra informazione che ritiene utile che non sia già stata chiesta esplicitamente. Alcuni proprietari particolarmente attenti riescono cogliere alterazioni fisiche o comportamentali che sfuggono alla visita di routine.

ESAME CLINICO

La visita deve essere sempre completa e accurata, anche se la causa della patologia può apparire ovvia. È opportuno procedere in modo sistematico, per evitare di trascurare qualche elemento.

Prima di maneggiare il coniglio è opportuno osservarlo nel trasportino o nella gabbia per valutare i caratteri del respiro, lo stato del sensorio e altri atteggiamenti anomali che il coniglio può mascherare mentre viene visitato. Un aumento della frequenza respiratoria può avere cause fisiologiche (paura, caldo) o patologiche (patologie cardiache, polmonari, intratoraciche). In caso di patologie si può anche osservare un respiro più lento e profondo.

I soggetti con grave compromissione respiratoria vanno manipolati con estrema delicatezza per non precipitare una crisi respiratoria. Eventualmente, prima della visita vanno posti sotto ossigeno e stabilizzati.

L’auscultazione del torace non è semplice da interpretare, per le ridotte dimensioni e per l’elevata frequenza cardiaca e respiratoria. Si deve utilizzare un fonendoscopio pediatrico, a testina piccola, e auscultare il cuore sia a destra che a sinistra. Si auscultano entrambi i campi polmonari. La presenza di suoni polmonari anomali, o l’assenza di suoni, può essere dovuta a polmonite, masse mediastiniche, ascessi polmonari, tumori. La maggior parte dei tumori polmonari sono metastasi di carcinomi uterini.

Lo stato corporeo si registra con una scala da 1 a 5: 1 = molto magro, 2 = magro, 3 = normale, 4 = grasso, 5 = obeso.

Punteggio 1: Molto magro (Figg. 26-27). Le ossa del bacino, le costole e la spina dorsale si palpano distintamente e sono molto prominenti. La copertura dei muscoli e del grasso è molto scarsa. Il dorso è incurvato verso il basso.

Punteggio 2: Magro. Le ossa del bacino, le costole e la spina dorsale si palpano facilmente. La copertura muscolare è scarsa e il grasso è quasi assente. Il dorso è piatto.

Punteggio 3: Ideale (Fig. 28). Le ossa del bacino, le costole e la spina dorsale si palpano facilmente, ma appaiono arrotondate e non sono prominenti. L’addome e la cute del collo non sporgono. Il dorso è piatto.

Punteggio 4: Grasso. È necessario premere per riuscire palpare le ossa di bacino, costole e spina dorsale a causa dello spesso strato di grasso. L’addome e la cute del collo sporgono leggermente.

Punteggio 5: Obeso (Figg. 29-30). Le costole non si palpano, è difficile sentire le ossa del bacino e la spina dorsale a causa dello spesso strato di grasso. L’addome e la cute del collo sporgono.

Il coniglio tende ad accumulare il grasso prevalentemente a livello viscerale, e solo i soggetti molto grassi hanno un evidente pannicolo sottocutaneo. Lo stato di magrezza può essere mascherato dal pelo e spesso il proprietario non si rende conto di un eventuale stato di cachessia. È importante registrare il peso ad ogni visita, per monitorare eventuali variazioni nel tempo.

Le narici devono essere pulite e senza croste o scolo (Fig. 31). Poiché il coniglio è a respirazione nasale obbligata, un’infezione delle prime vie nasali può avere gravi implicazioni sulla salute. Lo scolo nasale può essere mono o bilaterale (Fig. 32). Il coniglio si pulisce le narici con gli arti anteriori: anche se le narici appaiono pulite, la presenza di pelo imbrattato sugli arti anteriori (“segno del fazzoletto”) può indicare una rinite (Fig. 33).

La cute di naso e labbra può essere sede di infezioni da Treponema paraluiscuniculi (sifilide del coniglio) che si manifestano con lesioni crostose-ulcerative, dermatofitosi (Fig. 34) (con formazione di lesioni alopeciche desquamative eritematose) e rogna sarcopitca (Fig. 35), che causa formazione di spesse croste.

Gli occhi devono essere puliti e senza scoli (Fig. 36). Le palpebre possono essere sede di dermatofitosi o rogna sarcoptica (Fig. 37). In corso di mixomatosi le palpebre presentano noduli e tumefazioni, con scolo purulento, spesso così gravi da impedirne l’apertura. Difetti congeniti non frequenti sono ectropion ed entropion, anche in combinazione (Fig. 38).

Un’epifora può essere causata da congiuntivite o, più spesso, dall’ostruzione del dotto nasolacrimale per infezioni o patologie dentali (Fig. 39). Secondariamente ad epifora si può osservare imbrattamento del pelo, alopecia, eritema fino alla formazione di estese lesioni erosive e crostose lungo la faccia (Fig. 40). Il punto lacrimale (nel coniglio è presente solo quello inferiore) è presente sulla congiuntiva della palpebra inferiore, vicino al canto mediale, e lo si osserva tirando delicatamente di lato la palpebra (Fig. 41). Ha l’aspetto di una piccola incisura a forma di “V”.

Esercitando una lieve pressione sul globo oculare si ottiene la protrusione della terza palpebra. Nei maschi interi durante la stagione riproduttiva presentano l’ipertrofia su base ormonale della ghiandola di Harder, il che fa apparire la terza palpebra di colore rosa più intenso e più prominente. La ghiandola di Harder può prolassare o andare incontro a neoplasie.

La congiuntiva oculare e la sclera si valutano sollevando delicatamente le palpebre (Fig. 42). In caso di infiammazione la mucosa può apparire fortemente congesta (Fig. 43).  La cornea deve essere perfettamente trasparente. In corso di cheratite si può osservare un opacamento con colorazione bluastra e la formazione di vasi neoformati di origine sclerale. Nello spessore della cornea si possono sviluppare ascessi, detti stromali, che appaiono come lesioni di colore biancastro o giallo (Fig. 44). L’eterocromia dell’iride è un reperto frequente (Fig. 39).  La causa più frequente di uveite è la rottura del cristallino secondaria a infezioni da E. cuniculi contratte in utero (Fig. 45).

La cataratta (Figg. 46-47), uni o bilaterale, può essere causata da alterazioni senili o infezioni da E. cuniculi. Non è invece correlata a diabete, che è estremamente raro nel coniglio.

Osservando la testa di fronte, gli occhi devono essere simmetrici. Un esoftalmo monolaterale può indicare la presenza di un ascesso retrobulbare secondario a malocclusione o più raramente di un tumore. L’esoftalmo bilaterale è in genere secondario alla presenza di una massa mediastinica (timoma o linfoma) che ostacolando il ritorno venoso al cuore causa dilatazione dei vasi periorbitali (Fig. 48).

Scostando le labbra si osservano gli incisivi (Figg. 49-50). Devono essere dritti e regolari, con lo smalto liscio e uniforme. Il consumo di erba e vegetali può causare una fisiologica colorazione scura. I grandi incisivi superiori presentano lungo tutta la superficie labiale un solco longitudinale, assente in quelli inferiori. La loro estremità deve essere affilata e il morso orizzontale. I piccoli incisivi sono denti a sezione rotonda, di piccole dimensioni, posti direttamente dietro i grandi incisivi superiori. Gli incisivi inferiori devono poggiare nell’incisura formata da grandi incisivi e piccoli incisivi. La presenza di linee trasversali indica una distrofia dello smalto secondaria a infezioni o carenze alimentari. Un morso obliquo (Fig. 51), irregolare o piatto (Fig. 52) indica la presenza di malocclusione. Uno o più incisivi possono essere assenti per traumi (Fig. 53) o infezioni. In caso di malocclusione degli incisivi (Figg. 54-55) questi non si consumano correttamente e crescono indefinitamente, lesionando i tessuti molli della bocca. La malocclusione degli incisivi può essere primaria (congenita), secondaria a traumi o infezioni o a malocclusione dei molariformi. La presenza di incisivi perfetti non esclude la presenza di anomalie dei molariformi anche gravi.

Le mucose devono essere rosee. Mucose bluastre indicano una grave insufficienza respiratoria. Il pallore può essere associato ad anemia (Fig. 56) o shock. Nelle femmine intere mature o anziane la causa principale di anemia è rappresentata da anomalie uterine con emorragia cronica.

Il bordo inferiore della mandibola deve essere liscio; la presenza di tumefazioni indica ascessi dentali (Fig. 57) o allungamento eccessivo delle radici per malocclusione. La palpazione della faccia non deve evocare dolore e non deve rilevare la presenza di tumefazioni o noduli, che possono indicare ascessi dentali e osteomielite (Fig. 58). La cute di mento e gola deve essere asciutta. La presenza di scialorrea (e secondariamente di dermatite umida) è quasi sempre indice della presenza di una malocclusionesintomatica (Fig. 59).

padiglioni auricolari possono essere portati eretti o, nelle razze ariete, pendenti (Fig. 60). I padiglioni possono essere sede di dermatofitosi (Fig. 61) o di rogna sarcoptica.  In corso di mixomatosi presenta caratteristiche lesioni nodulari e a placche rilevate (Fig. 62). Dopo l’ispezione esterna si esamina il condotto uditivo con l’otoscopio. Il condotto uditivo può presentare una certa quantità di cerume chiaro. La presenza di pus indica un’infezione. In corso di rogna psoroptica (Fig. 63) il condotto uditivo si riempie di croste spesse, che con il tempo si estendono alla testa e al resto del corpo. A carico del padiglione auricolare sono possibili lesioni (Fig. 64) (es. morsi di altri conigli, aggressioni da parte di cani), otoematoma (Fig. 65), raramente tumori (Fig. 66). È possibile l’agenesia congenita del padiglione (Fig. 67).

 

Il mantello deve essere pulito, lucente, regolare (Fig. 68-69). Il corpo è completamente ricoperto di pelo, eccetto la parte interna del padiglione auricolare e lo scroto, in cui è molto rado. Normalmente si osserva un’area alopecica o di diradamento del pelo a livello della nuca (Fig. 70), più accentuata durante la muta. Nei conigli a pelo lungo, come gli Angora, il pelo tende a formare nodi e a infeltrirsi se non viene spazzolato quotidianamente. La muta avviene per aree discrete e si propaga in direzione cranio-caudale. È quindi normale durante il cambio del pelo osservare una netta demarcazione tra il pelo nuovo in crescita e quello vecchio (Fig. 71-72), che si depila a ciuffi con estrema facilità. In certi soggetti prima della crescita del pelo nuovo rimangono delle zone alopeciche, a cute integra.

   La presenza di desquamazione cutanea, rilevabile soprattutto sul dorso (Fig.73), può essere correlata all’infestazione da Cheyletiella spp. Un altro parassita rinvenibile sul pelo, adeso al fusto, a mala pena osservabile a occhio nudo, l’acaro Listrophorus (Leporacarus) gibbus. Scostando il pelo sulla parte posteriore del corpo si possono evidenziare eventuali feci di pulci. Passando le mani lungo il corpo non si devono rilevare noduli o tumefazioni, le cui cause principali sono gli ascessi sottocutanei (Fig. 74). I tumoricutanei sono poco comuni. A livello di sottocute si può osservare edema, un riscontro poco comune che può essere causato da insufficienza cardiaca o renale. Spandimenti sottocutanei possono essere secondari a avvelenamento da anticoagulanti (Fig. 75), peraltro rari.

Le dita sono cinque nell’arto posteriore e quattro in quello posteriore, dotate di unghie non retrattili a crescita continua, chiare o pigmentate (Fig. 76). Le unghie di eccessiva lunghezza (Fig. 77) vanno tagliate, per evitare che si strappino o che causino una deformazione della posizione delle dita. Le dita possono essere sede di dermatofitosi (Fig. 78) o rogna sarcoptica (79), le cui lesioni possono inizialmente restare mascherate sotto il pelo. La superficie inferiore degli arti è ricoperta di pelo e non presenta cuscinetti. In caso di errori di gestione (fondo troppo duro o abrasivo, o sporco e umido), si può osservare la presenza di alopecia, eritema, ulcerazioni, croste e pus (pododermatite) (Figg. 80-81). Nei casi più gravi l’arto appare grossolanamente deformato per l’estensione dell’infezione al tessuto osseo. L’infezione può progredire risalendo lungo l’arto fino a coinvolgere tutti gli elementi ossei.

La zona perineale deve essere pulita, senza alopecia e infiammazione (Figg. 82-85). A lato dell’apertura genitale nei due sessi si trovano le ghiandole inguinali, due tasche cutanee in cui si può trovare una piccola quantità di cerume bruno (Fig. 85). Nella zona perineale si può osservare una dermatite (Fig. 86-87) secondaria a disturbi intestinali (alterazione del ciecotrofo, che rimane adeso alla cute causando infiammazione), urinari (ipercalciuria e conseguente urinazione inappropriata, con imbrattamento di urina) e neurologici/ortopedici (per l’incapacità di assumere una posizione adeguata per urinare, ancora con imbrattamento di urina). Nella stagione calda la dermatite perineale può rapidamente aggravarsi con una miasi (Fig. 88).

Nel maschio intero non è raro il riscontro di un’erniazione della vescica in uno dei sacchi scrotali (Fig. 89), che si manifesta come una dilatazione fluttuante del sacco, indolente. Sempre nel maschio intero si possono rilevare lesioni traumatiche dello scroto nei soggetti che convivono con altri maschi interi, a causa di morsi durante le zuffe (Fig. 90).

A carico dei testicoli si possono osservare neoplasie, uni o bilaterali, che si manifestano con aumento di volume o irregolarità della forma (Figg. 91-92). Più raramente sono possibili ascessi testicolari, in questo caso dolenti alla palpazione. Il criptorchidismo, uni o bilaterale, è poco comune; nei conigli non sterilizzati si differenzia dalla temporanea retrazione dei testicoli in addome per la mancanza del sacco scrotale. A livello dell’ano possono esser presenti papillomi, talvolta sanguinanti (Fig. 93).

La palpazione dell’addome deve avvenire in modo delicato, per non evocare dolore e non causare l’eventuale rottura di visceri. Alla palpazione degli organi addominali è normale che il coniglio manifesti disagio, ma una risposta algica non è normale.

Lo stomaco normalmente è tenero e facilmente comprimibile. In caso di stasi gastrointestinale può apparire dilatato o dal contenuto denso. La milza è di dimensioni molto ridotte e non è palpabile; le patologie della milza nel coniglio sono rarissime. I reni sono molto mobili e relativamente ventrali, soprattutto se è presente un abbondante strato di tessuto adiposo sottolombare.

Il cieco, che occupa la maggior parte del volume addominale, è di consistenza tenera. In caso di costipazione ciecale il suo contenuto può essere molto denso. Se è presente meteorismo, la palpazione dell’addome può evocare la sensazione di sciacquio o di presenza di gas.

La vescica si palpa nella parte posteriore dell’addome; la sua palpazione deve essere particolarmente delicata in quanto in presenza di un’ostruzione uretrale da calcoli una manualità poco delicata ne può causare la rottura. In caso di ipercalciuria si può rilevare la presenza di una massa densa.

L’utero normale è di piccole dimensioni e non è palpabile, a meno che non sia presente una infiltrazione di grasso del mesometrio particolarmente abbondante, come accade nelle coniglie molto grasse. Nelle coniglie mature e anziane il reperto di un utero aumentato di volume è frequente. La causa più comune è il carcinoma uterino, ma sono possibili anche mucometra e piometra. L’utero gravido è rilevabile a partire dal 20-22° giorno di gravidanza.

In caso di disturbi vescicali (cistite, ipercalciuria) la delicata compressione della vescica permette di ottenere con facilità l’emissione di urina, cosa che non avviene normalmente. Nei conigli con ipercalciuria l’urina può avere una consistenza semisolida per l’abbondante presenza di calcio (Fig. 94).

Nelle femmine intere le mammelle possono essere aumentate di volume in corso di pseudogravidanza, alterazioni cistiche oppure neoplasie (relativamente rare e spesso correlate a patologie uterine).

Si palpano gli arti per valutare lo sviluppo muscolare e l’eventuale presenza di tumefazioni (ascessi, tumori) o tragitti fistolosi (Figg. 95-96).

La visita neurologica è difficile da eseguire per la scarsa collaborazione del paziente, che tende a immobilizzarsi in condizioni di paura e stress. Il coniglio non risponde al riflesso di minaccia.

Si può porre il coniglio sul pavimento, ricoperto da materiale non scivoloso come un grande asciugamano, e osservare come si muove. Un coniglio con uno stato mentale normale tende ad esplorare l’ambiente. Le lesioni spinali hanno una prognosi infausta. La mancanza di dolore profondo indica una lesione spinale completa. Paralisi o paresi degli arti possono dipendere anche da lesioni cerebrali. La presenza di una deviazione della testa (sindrome vestibolare) è frequente (Fig. 97). Le cause più comuni sono le infezioni dell’orecchio medio o interno, ma possono dipendere anche da lesioni cerebrali.

L’ispezione della cavità orale è una procedura abbastanza sgradita e viene solitamente lasciata alla fine della visita. Il coniglio va tenuto sul tavolo da visita da un aiuto, eventualmente avvolto in un asciugamano per una migliore contenzione, con la testa sul bordo. Si inserisce da una commissura orale un otoscopio con cono lungo e si osservano i molariformi di entrambe le arcate, ripetendo l’operazione dalla commissura opposta. Occorre avere familiarità con la normale conformazione dei molariformi per non scambiare la loro struttura fisiologica con punte patologiche, in quanto presentano un profilo seghettato (Figg. 98-99). Il morso è inoltre anisognato, con i denti mandibolari più ravvicinati alla linea mediana di quelli mascellari. I molariformi superiori presentano una parte emersa (corona clinica) molto breve, leggermente più lunga in quelli inferiori.

A carico dei molariformi si può osservare irregolarità del piano di occlusione (Fig. 100) (con denti di altezza e direzione diversa), distrofia (con alterazione dello smalto e perdita della struttura fisiologica) e punte dentali di varia lunghezza (Figg. 101-102). Non di rado solo alcuni denti sono interessati da alterazioni patologiche e si trovano accanto a denti relativamente normali. L’ispezione del cavo orale nel coniglio conscio permette di valutare non più del 50% della dentatura. Se si rilevano anomalie, un esame più approfondito richiede il ricorso all’anestesia generale.

La temperatura normale è di 38,3°-40°C. Lo stress o una temperatura ambientale elevata possono indurre un significativo rialzo termico, anche fino a 40,5°C. I processi infettivi invece raramente inducono ipertermia. Nei soggetti debilitati è facile osservare unatemperatura corporea molto bassa, anche fino a 34°C o meno. La mucosa rettale è molto delicata e facilmente lesionabile, pertanto la temperatura va misurata con un termometro di plastica morbida, di piccolo diametro, del tipo impiegato nei neonati, ben lubrificato. Durante le visite di routine e nei conigli clinicamente sani il rilievo della temperatura rettale è generalmente superfluo.

EDUCAZIONE DEL PROPRIETARIO

In considerazione del fatto che quasi tutti i problemi riscontrati nella pratica clinica derivano da errori di gestione, l’educazione del cliente assume una particolare importanza nella prevenzione delle patologie del coniglio. Il proprietario va in particolare informato dettagliatamente sulla corretta alimentazione e sulle gravi conseguenze degli errori alimentari, sulla gestione del coniglio in casa per evitare incidenti, sul modo sicuro di maneggiarlo (soprattutto se sono presenti bambini piccoli). Si deve istituire un piano vaccinaleregolare, e si deve consigliare la sterilizzazione.

Alimentazione È importante spiegare al proprietario che il coniglio è un erbivoro obbligato e come tale va alimentato, pena l’insorgenza di gravi disturbi. La somministrazione di alimenti inappropriati quali semi e carboidrati (cereali, pane, fioccati, ecc.) causa i seguenti problemi.

Insufficiente consumo della dentatura, alterazione della crescita dei denti e insorgenza di malocclusione cronica progressiva, ascessi e osteomielite a carico di mascelle e mandibole. Ascessi a carico dei molariformi superiori possono causare esoftalmo e cecità.

Rallentamento del transito intestinale per mancanza di fibra, fino alla stasi intestinale completa che, se non trattata, porta a morte.

Obesità, che porta a patologie gravi a carico di cuore, fegato e reni. Inoltre predispone a problemi articolari e pododermatite. L’obesità aumenta notevolmente i rischi anestesiologici e riduce l’aspettativa di vita.

Gestione domestica Far presente che il coniglio non è adatto a vivere in gabbia. Oltre a rappresentare una forma di maltrattamento, il confinamento continuo predispone a diverse patologie, tra cui obesità, alterazioni scheletriche, ritenzione di urina e quindi ipercalciuria, a sua volta causa di dermatiti della zona perineale.

La casa deve essere messa in sicurezza (“bunny proofing”) per evitare incidenti. Se il coniglio viene portato all’aperto, ciò deve avvenire in condizioni di assoluta sicurezza e sempre sotto continua supervisione.

Vaccinazioni I conigli devono essere vaccinati contro due malattie, la mixomatosi e la malattia emorragica (MEV), malattie virali specifiche del coniglio ed entrambe mortali. L’incidenza è molto elevata nel Nord, minore al Centro e bassa al Sud Italia.

Esistono diversi tipi di vaccini, singoli e bivalenti, con durata variabile da 4-6 mesi ad un anno. I richiami vanno proseguiti per tutta la vita del coniglio.

Sterilizzazione Tutti i conigli da compagnia dovrebbero essere sterilizzati all’insorgenza della maturità sessuale. La sterilizzazione comporta notevoli vantaggi per la salute e il comportamento:

I conigli sterilizzati sono meno aggressivi e più puliti (hanno minor tendenza a marcare il territorio con feci e urine). I maschi non sterilizzati talvolta hanno la tendenza a montare in continuazioni mani e piedi dei proprietari, altri animali e oggetti vari.

La sterilizzazione nelle femmine previene l’adenocarcinoma uterino (che inizia a manifestarsi dai 3 anni di età e ha un’incidenza molto elevata sopra i 5 anni), i tumori mammari, le infezioni uterine e la pseudogravidanza.

Se vi sono più conigli conviventi, la sterilizzazione è indispensabile per evitare lotte feroci tra conigli dello stesso sesso o gravidanze in caso di conigli di sesso opposto.

La gravidanza non apporta nessun beneficio alla salute e non ha un’azione di prevenzione delle patologie uterine.

Visite di controllo Nei conigli sani e fino ai 4-5 anni di età si devono effettuare 1-2 visite all’anno (che possono coincidere con il richiamo vaccinale). Nei conigli più anziani si effettueranno 2-4 visite all’anno, secondo lo stato di salute. Sopra i 5-6 anni di età possono essere consigliabili esami ematochimici di controllo, radiografie dentali, toraciche e addominali o esami ecografici, secondo i casi.

 

Le Erbe Spontanee nell’ alimentazione del coniglio

L’erba è l’alimento più naturale per cavie e conigli e spesso anche quello maggiormente gradito.
L’ideale sarebbe avere un bel prato rigoglioso da cui la bestiola possa brucare a piacimento, ma non tutti ce l’hanno a disposizione o riescono a metterlo adeguatamente in sicurezza. Può quindi aver senso che sia l’umano a raccogliere e portare l’erba a casa, con alcuni accorgimenti.

Dove raccogliere.

Sarebbe bene innanzitutto cercare di raccogliere erba il più possibile pulita, tenendosi lontano da strade trafficate, zone frequentate da cani, piante ornamentali, fossati o aree coltivate potenzialmente inquinati da fitofarmaci e insetticidi (sopratutto frutteti e vigneti, ma anche campi di frumento o ortaggi).
prato da foraggioL’ideale sono i campi coltivati a foraggio di campagna o montagna, quelli che al massimo vengono concimati annualmente a letame e vengono tagliati 3 o 4 volte all’anno.E’ bene rimanere ai bordi ed evitare di entrarvi quando l’erba è alta per non danneggiarla e compromettere il lavoro dei contadini.
Anche gli incolti possono andar bene, ma spesso presentano una varietà  tale di erbe da rendere difficoltosi il riconoscimento e la raccolta selettiva.

Se non si ha occasione di allontanarsi dalla città  ci si deve accontentare sicuramente di uno standard più basso, al punto che spesso tocca desistere dall’impresa.

Se non si abita lungo una strada trafficata è possibile coltivare le erbe in vaso sul proprio balcone, anche se una quantità  così ridotta potrà essere sufficiente solo per una gradevole merenda ogni tanto. Come semi, scegliere i misti per prato, che in genere sono di graminacee (loietto, festuca, agrostis, poa…).
Se si dispone di un proprio prato, è bene evitare di inquinarlo con fitofarmaci e insetticidi, e di raccogliere le piante ornamentali, che sono spesso tossiche. La strategia migliore e’ di lasciare almeno una porzione di prato non rasata, da tagliare di volta in volta per avere erba sempre fresca.

Raccogliere e conservare

Le piante da preferire sono quelle sane e robuste, prive di parassiti e malattie evidenti. Per raccoglierle senza sradicarle è utile tagliarle con un coltellino, una forbice o un falcetto.

Indispensabile è un contenitore in cui riporre l’erba che lasci circolare l’aria e non trattenga l’umidità : un sacchetto di stoffa è particolarmente indicato, ma anche una scatola di cartone può andare bene.

Solitamente quando si raccolgono piante selvatiche è bene farlo evitando di impoverire l’ambiente. Tuttavia, le erbe che ci interessano per l’alimentazione dei nostri animali sono estremamente comuni, e la loro raccolta manuale non provoca danni.
L’erba recisa non si conserva fresca per molto tempo. Una volta tornati a casa è bene offrirla subito, e quello che avanza spargerlo, idealmente su di una grata, e rimescolarlo più volte al giorno. erba stesa su di una grataL’erba che rimane ammassata, soprattutto se chiusa in sacchetti di plastica oppure umida, va incontro a fermentazione e può sviluppare muffe e batteri pericolosi. Se annusandola avvertite un odore sgradevole, ben diverso da quello dell’erba fresca, o se infilando la mano nell’erba percepite calore, allora è il caso di essere prudenti e buttare via tutto.

Nell’alimentazione quotidiana

Come per qualsiasi altro alimento nuovo, anche l’erba va introdotta gradualmente nella dieta di una bestiola non abituata.
Idealmente il coniglio e la cavia potrebbero vivere solo di erba, difficilmente pero’ quella recisa e scelta da noi può essere sufficiente: meglio continuare a tenere a disposizione del fieno e a dare un’integrazione di verdure fresche (e vitamina c per la cavia), sopratutto se le quantità  di erba non sono notevoli.

L’erba può essere di aiuto nei momenti di difficoltà, ad esempio per stimolare l’appetito di un animale sofferente, per riattivarne l’intestino rallentato, per espellere più facilmente il pelo ingerito durante la muta grazie alle fibre lunghe.

Alcune erbe possono alterare il colore dell’urina, facendola diventare arancione, marrone, rossa, o bianca e torbida nel caso di erbe ricche di calcio.
Le feci del coniglio che mangia molta erba saranno belle tonde e grandi, più scure e un po’ meno friabili rispetto a quando il coniglio mangia prevalentemente fieno.

Cosa raccogliere

Le graminacee (poacee), ovvero le vere e proprie piante con foglie a nastro (‘a filo d’erba’), che a maturazione hanno una spiga più o meno riconoscibile come tale. E’ preferibile raccoglierle ancora giovani e ben verdi, ma è comunque possibile reperirne tutto l’anno. Dovrebbero costituire il grosso del ‘raccolto’.

graminacee graminacee graminacee graminacee graminacee
graminacee graminacee

Piantaggine (plantago), molto comune e generalmente gradita, reperibile un po’ tutto l’anno.

piantaggine piantaggine, fiore piantaggine piantaggine piantaggine
piantaggine piantaggine, fiore

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Achillea (achillea millefolium).

achillea achillea achillea, fiore achillea achillea

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Malva (malva).

malva malva malva, fiore

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Centocchio (stellaria media), piantina diffusa sopratutto all’inizio della primavera. Da non confondere con la Veronica e l’Anagallide (anch’essa talvolta chiamata centocchio), tossiche, le cui foglie possono sembrare simili ma i cui fiori sono molto diversi.

stellaria stellaria, con fiori stellaria, fiore

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Pratolina (bellis perennis), piantina presente durante tutto l’anno.

pratolina pratolina pratolina

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Porcellana (portulaca).

porcellana

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Cicoria (chicorium intybus), specie selvatica da cui sono state selezionate molte insalate coltivate. Presenta una rosetta basale ricca di foglie, in estate emette anche un fusto ramificato con tipici fiorellini azzurri o violacei.

cicoria cicoria, foglie cicoria, fiore

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Ortica (urtica), pianta dalle eccellenti caratteristiche, ma urticante al tocco. Raccogliere con i guanti e lasciar seccare prima di offrire.

ortica ortica, foglie

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Parietaria (parietaria), lenitiva e diuretica. Da consumare con parsimonia, come tutte le piante con spiccate proprietà  officinali.

parietaria parietaria, foglie parietaria, fiori

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Borsa del pastore (capsella bursa-pastoris), brassicacea, ricca di calcio e tannini. Da consumare con parsimonia.

borsa del pastore borsa del pastore, fiori e frutti borsa del pastore, rosetta basale

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Tarassaco (taraxacum officinalis), dalla tipica rosetta di foglie dal bordo variamente frastagliato e il fiore giallo che matura in soffione. Molto gradito ma anche un po’ troppo ricco di calcio: meglio non eccedere e offrire solo a mo’ di premio, sopratutto a conigli e porcellini adulti.

tarassaco tarassaco tarassaco, fiore tarassaco, soffione tarassaco_02
tarassaco, rosetta basale tarassaco, foglie tarassaco, foglie

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Trifoglio (trifolium), erba medica (medicago), veccia (vicia). Leguminose, gradite ma un po’ troppo ricche di proteine e calcio: adatte quindi all’alimentazione di cuccioli e madri in lattazione, decisamente meno per quella di cavie e conigli adulti. Fermentando rapidamente, possono provocare gonfiori e quindi dolori addominali: si consiglia di farle seccare bene prima di offrirle, oppure di darle freschissime e comunque sempre in piccole quantità , magari insieme ad un bel mazzo di graminacee.

trifoglio trifoglio, fiore trifoglio, fiore erba medica erba medica
erba medica 'araba' erba medica 'araba' veccia veccia

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Cosa evitare

Uno dei maggiori deterrenti alla raccolta è il timore di raccogliere piante nocive. In un prato coltivato questo rischio è ridotto, e le piante tossiche che si incontrano più frequentemente sono facilmente riconoscibili e non letali. Negli incolti, la possibiltà  di incontrare piante tossiche varia da zona a zona.
Una buona regola è semplicemente di non raccogliere quello che non si conosce e che non si è sicuri sia commestibile. Non affidatevi al presunto istinto del vostro animale: succede spesso che un coniglio o un porcellino nato e vissuto in casa da genitori altrettanto domestici non abbia idea di quello che non dovrebbe mangiare.

Ranuncolo (ranunculus), tipicamente dal fiore giallo. Tossico. Essiccato (ad esempio nel fieno) non è pericoloso. Tutte le piante della famiglia delle ranuncolacee sono tossiche e andrebbero evitate.

ranuncolo ranuncolo favagello ranuncolo, fiore ranuncolo, foglie ranuncolo, foglie
ranuncolo, foglie ranuncolo, dimensioni

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Veronica (veronica), tipicamente dal fiorellino azzurro. Tossica. Tollerata in piccole quantità  (ad esempio se ne raccogliete accidentalmente qualche piantina insieme ad altra erba).

veronica veronica veronica, fiore veronica, dimensioni

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Anagallide (anagallis arvensis), piccola pianta dal fiorellino arancione o blu. Tossica.

anagallide anagallide anagallide

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Romice (rumex), da evitare perchè è ricco di ossalati e acido ossalico.

romice romice, dimensioni romice romice rumex_02
romice romice, fiore

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Acetosella (oxalis), da evitare perchè ricca di ossalati di calcio. Da non confondere con il trifoglio, la cui foglia a prima vista potrebbe sembrare simile.

acetosella acetosella, foglie acetosella, dimensioni

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Come riconoscerle

Per imparare è utile procurarsi qualche libro divulgativo dedicato alle piante erbacee, magari della propria zona, possibilmente con illustrazioni delle foglie e della pianta intera oltre che del fiore. Volendo approfondire risulta particolarmente utile imparare un po’ di lessico botanico, di modo da usufruire della descrizioni.
Spesso interessanti sono i libri di piante alimurgiche, ovvero spontanee commestibili per l’uomo, con l’avvertenza che ciò che è commestibile per l’uomo (magari dopo cottura o altro trattamento) non sempre lo è per il coniglio o la cavia.
Un’altra risorsa molto utile per approfondire è il web: spesso basta digitare il nome latino di una specie per trovare numerose foto.
Il momento migliore per imparare è la primavera, quando la maggior parte delle piante produce fiori ed è meglio individuabile.

Bibliografia.

Contarini. Le piante erbacee spontanee. Essegi.
Corsi, Pagni. Piante Selvatiche di uso alimentare in Toscana. Pacini.
Mattirolo. Phytoalimurgia pedemontana. Blu.
Le erbe medicinali aromatiche cosmetiche. Fabbri.


ARTICOLO TRATTO DA:
I manuali della Collina

 

Cure Pre- e Post-operatorie nei Conigli

Qualsiasi intervento chirurgico può essere fisicamente ed emotivamente difficile per voi e per il vostro compagno coniglio, dal momento che non c’è alcun intervento chirurgico sicuro e senza rischi al 100%. Mi auguro che le seguenti informazioni vi aiuteranno ad affrontare meglio un intervento chirurgico programmato, con maggior sicurezza e con il minimo stress.

Le attenzioni pre-operatorie

  1.         Assicurati di pianificare un intervento chirurgico con un veterinario veramente esperto in esotici che abbia molta familiarità con l’anatomia unica del coniglio e la sua fisiologia; che abbia una grande esperienza ed effettua spesso interventi sui lagomorfi e che sia sempre aggiornato con i continui progressi nel campo dell’anestesia e chirurgia dei lagomorfi come animali da affezione. Non conta infatti che sia il vostro veterinario di fiducia ed abbia sempre seguito egregiamente i vostri cani ed i vostri gatti. Saper intervenire correttamente su un coniglio richiede conoscenze in materia del tutto differenti. Vi fareste operare al ginocchio da un bravissimo oculista?

  2.          Se possibile, l’intervento chirurgico va pianificato in modo da poter portare a casa vostra il coniglio la sera stessa se non ci sono complicazioni. Trascorrere infatti la notte  in un luogo sconosciuto come una clinica, circondato da gente strana, suoni e odori di potenziali predatori, può aggiungere ulteriori stress inutili e allungare il recupero del vostro coniglio. Pochissime cliniche e ospedali veterinari hanno personale di sorveglianza specializzato in esotici 24 ore al giorno e il vostro coniglio probabilmente non sarà controllato per gran parte della notte se rimane in clinica. E’ sempre meglio quindi preferire il Day-Hospital e riportarlo a casa, dove di sicuro sarà monitorato con maggiore cura e attenzioni direttamente da voi.

  3.           Se il coniglio è legato ad un altro compagno-coniglio, è importante portarli entrambi in clinica in modo che la vicinanza del compagno/a potrà offrire supporto morale nel periodo di attesa pre-operatoria e durante il recupero ed eviterà maggiore disorientamento al “paziente” coniglietto. Inoltre questo aiuterà anche a prevenire il fenomeno della <<rottura del legame>> che a volte si verifica quando un membro di una coppia legata torna a casa con odori diversi acquisiti in clinica. Va evitato in assoluto che il tuo coniglio oltre a soffrire dopo l’intervento chirurgico riceva anche il rifiuto violento del suo/sua compagno! Purtroppo, questo avviene di frequente anche per i gruppi molto legati perchè dopo l’intervento di sterilizzazione/castrazione tende anche a mutare l’odore del “paziente” a seguito di un progressivo decremento dei livelli di ormoni sessuali. E ‘meglio quindi sempre preferibile trasportare e spostare i piccoli gruppi affiatati sempre insieme (magari nella stessa gabbietta) sia per il reciproco supporto morale ma anche per prevenire rifiuto sociale post-operatorio.

  4.        NON TENTARE DI ACCELERARE IL TEMPO DELLE DIMISSIONI DEL CONIGLIO CONTRO IL PARERE VETERINARIO. E’ meglio che terminato l’intervento, il coniglietto resti un periodo in osservazione finchè il chirurgo che lo ha operato ritiene che il coniglietto abbia smaltito correttamente gli effetti della anestesia, si sia ripreso del tutto ed i parametri vitali siano rientrati nella norma.

  5.       Porre sempre massima attenzione ad alcune informazioni errate che potreste ricevere dalle segretarie dello studio/clinica che spesso possono dare istruzioni pre-operatorie valide per cani e gatti ma assolutamente errate per i conigli. Di seguito le ragioni per le quali ad esempio del personale della clinica (inesperto con conigli) potrebbe ERRONEAMENTE suggerire di portare il coniglietto a digiuno prima dell’ intervento:

a.         Alcuni anestetici usati in chirurgia possono causare forte nausea. Questo uno dei motivi per cui i veterinari suggeriscono per la maggior parte degli animali di non somministrare cibo nel pre-operatorio. Infatti il rischio di vomito durante l’intervento chirurgico o in fase di recupero può causare aspirazione accidentale del cibo liquido nei polmoni e può essere fatale. Tuttavia, i conigli non hanno il riflesso del vomito,e sono fisicamente quasi incapaci di rigurgito. Nei conigli, il rischio di aspirazione a causa di vomito è praticamente trascurabile.

b.     Nutrire il tuo coniglio fin prima dell’intervento chirurgico aiuta l’apparato gastrointestinale (GI) a restare attivo e pieno, quindi in grado di accelerare la fase del recupero. Un coniglio che dopo l’intervento chirurgico diventa inappetente (cioè che non vuole mangiare) è più difficile da trattare nel rifar partire il transito intestinale e indurre la ripresa delle normali abitudini alimentari. Anche periodi relativamente brevi (12-24 ore) di anoressia possono provocare stasi GI e una serie di danni epatici.

c.     Alcuni veterinari possono essere preoccupati che il cibo nell’intestino interferisca con la misurazione corretta del peso corporeo dell’ animale ad intestino pieno (misurazione necessaria per il calcolo della dose corretta di anestetico da iniettare). Questo non è un problema con i conigli perché:

  • In circostanze normali, l’intestino di un coniglio sano non è mai vuoto, e non dovrebbe mai esserlo. Il tempo di passaggio del cibo lungo tutto il tratto GI è relativamente lungo (circa 12 ore), e per ottenere un intestino completamente svuotato servirebbe un tempo di digiuno molto lungo. Inoltre, dal momento che un coniglio anoressico può cominciare a subire danni al fegato in tempi relativamente brevi quando il tratto GI è vuoto, non è consigliabile mai far digiunare il coniglio prima di un intervento chirurgico.
  • Se il veterinario utilizza una anestesia a base di Isoflurano o Sevoflurano, (anestetico gassoso di prima scelta) il peso corporeo non è un problema, poiché il gas viene somministrato attraverso il tratto respiratorio ed il calcolo preciso del peso dell’ animale non è necessario. Anche se il gas isoflurano è più costoso di anestetici iniettabili, vale la pena affrontare questo costo supplementare per garantire un intervento chirurgico più sicuro, con una anestesia più semplice da dosare e che garantisce un più rapido risveglio ed un recupero più veloce.

  1. Informarsi sempre prima dell’ intervento se il veterinario è solito utilizzare l’INTUBAZIONE OROFARINGEA. Questa infatti oltre a permettere una somministrazione molto più precisa dell’anestesia gassosa, è anche molto più sicura in caso di qualsiasi emergenza cardiaca o arresto respiratorio durante l’intervento chirurgico. Bisogna però essere sempre consapevoli del fatto che l’intubazione dei conigli è una procedura delicata che richiede una grande quantità di pratiche, di manualità e di esperienza da parte del chirurgo veterinario . Se il vostro veterinario non è pratico con l’intubazione del piccolo orofaringe del coniglio, è probabilmente molto più sicuro che il gas anestetico di isoflurano venga somministrato tramite una normale mascherina ed evitare di insistere nel pretenderla. Sarebbe quindi sempre utile chiedere al veterinario prima di pianificare l’intervento se intuberà il coniglio per l’anestesia e se è una pratica a lui confidenziale che usa frequentemente nel coniglio .

  2. Nessuno conosce meglio di voi le abitudini ed i gusti alimentari del proprio coniglietto. Portate con voi il normale cibo che il vostro compagno-peloso mangia abitualmente; preferibilmente il suo fieno preferito,  un piccolo sacchetto delle verdure fresche preferite e se abituato il suo pellet . Chiedere quindi ad eventuali infermieri o assistenti che venga offerto al vostro coniglio il cibo che avete portato per lui non appena ripreso dall’ anestesia. Il coniglietto infatti prima inizia a rosicchiare e mangiare dopo l’intervento chirurgico e più velocemente sarà il suo recupero.

  3. Evitate se possibile, di pianificare gli interventi nei giorni prefestivi o a ridosso di ricorrenze festive. Se infatti dovessero sorgere complicanze nelle 24/48 ore successive all’ intervento diventerebbe più complicato reperire il veterinario e le farmacie aperte e di certo trasportare il nostro paziente alla ricerca di una clinica veterinaria aperta a diversi kilometri di distanza non è proprio una situazione ideale!

La cura post-chirurgica

Gestione del dolore

  • Qualsiasi intervento chirurgico, tra cui la castrazione o la sterilizzazione, renderà dolorante il coniglietto per uno o più giorni.
  • La gestione del dolore nei conigli è fondamentale per un recupero tranquillo in quanto hanno una bassa soglia del dolore.
  • La maggior parte dei veterinari esperti somministrano analgesici e antidolorifici come il Metacam / Meloxicam, Banamine (Flunixin meglumina), Buprenorfina, Tramadolo, ecc sia prima che subito dopo l’intervento chirurgico, in modo che il risveglio del coniglio sia il più confortevole possibile.
  • Chiedere sempre al veterinario quali antidolorofici somministrerà al coniglio prima di pianificare un intervento chirurgico. Se sostiene che non servono e abitualmente non somministra farmaci antidolorifici dopo l’intervento, probabilmente dovrete cercare un veterinario diverso!
  • Prima di portare a casa il vostro coniglietto, chiedete sempre al veterinario come procedere con le successive dosi di antidolorifico e soprattutto quando svanirà l’effetto della dose iniziale che avrà somministrato a inizio/fine intervento. Prolungare e mantenere costante l’effetto dell’ antidolorifico è essenziale soprattutto per le prime dosi!
  • Assicuratevi che il veterinario vi possa fornire sin da subito gli antidolorifici che andrà a prescrivere o comunque chiedete in tempo quali farmaci dovrete somministrare a casa ai vostri “pazienti” e procurateveli in tempo (alcuni non sono facilmente reperibili in tutte le farmacie e vanno ordinati!)

Il monitoraggio e l’assistenza post-operatoria
1. Calore

  • Subito dopo l’intervento chirurgico, mantenere il vostro coniglietto caldo e tranquillo. Uno dei rischi del post intervento è infatti l’abbassamento della temperatura.
  • Fornire una bottiglia di acqua calda o altre fonti di avvolte in un asciugamano morbido per consentire al coniglio di appoggiarsi o allontanarsi a sua discrezione. NON utilizzare alcun tipo di fonte di calore elettrica come stufe o riscaldatori che oltre ad esser pericolosi se vengono masticati i fili, non gli permettono di regolare autonomamente la temperatura. Sarà il coniglio stesso ad avvicinarsi o allontanarsi dalla fonte di calore in base alle sue sensazioni.
  • I conigli in genere preferiscono accovacciarsi su una coperta morbida e leggera anziché esser avvolti in una coperta pesante che potrebbe generargli sensazione di oppressione.
  1. Coccole nel post-chirurgico
  • Non sempre gradite. Un coniglio dopo l’intervento chirurgico e dopo l’anestesia può sentirsi intontito e infelice, e non è in vena di coccole.
  • Se non le richiede con i soliti atteggiamenti che sicuramente sapete riconoscere, è meglio lasciare che lui / lei recuperino con calma, senza esser “infastiditi” dalla presenza umana. Probabilmente gradisce la vostra presenza e le vostre attenzioni ma non vuole esser toccato.
  • I primi giorni dopo un intervento di sterilizzazione/castrazione il coniglietto potrebbe esser poco attivo, schivo e tenderà a isolarsi e rintanarsi. Probabilmente lo vedrete spesso cambiare posizione, stiracchiarsi e rannicchiarsi. Questo è da considerarsi del tutto normale in quanto  “tirano” i punti.
  1. Monitoraggio del post-chirurgico
  • Assicurati di controllare attentamente (e delicatamente) lo stato dei punti di sutura ogni giorno per un paio di giorni dopo l’intervento chirurgico per essere sicuri che il coniglio non li stia strappando e masticando.
  • Molti veterinari usano punti intradermici (sotto la pelle) che non sono visibili e non possono essere afferrati dall’ esterno; in alcuni casi possono anche mettere una linea di colla chirurgica sopra l’incisione per generare una resistenza supplementare. Chiedete al vostro veterinario cosa ha utilizzato per suturare, in modo da sapere cosa aspettarsi sulla ferita e se i punti dovranno esser rimossi successivamente.
  • Controllare e monitorare sempre eventuali sanguinamenti eccessivi (qualche goccia è normale, ma il sanguinamento frequente e continuo è un motivo di preoccupazione).
  • Arrossamento o segni di infezione sui punti come gonfiore o pus eccessivo non sono normali. Richiede subito un ulteriore valutazione del veterinario per una eventuale prescrizione di antibiotico.
  • Se vedi qualcosa che non ti convince o che ti preoccupa, non esitare e temporeggiare nel chiamare immediatamente il veterinario per ulteriori istruzioni. In fin dei conti queste “consulenze telefoniche” rientrano nel costo della parcella dell’ intervento  .

 

Il processo di guarigione

Se tutto va bene, il vostro coniglio inizierà a normalizzarsi e ritornare più attivo entro il secondo/terzo giorno dopo l’intervento. La guarigione inizia rapidamente; le aderenze nei conigli (normale riparazione dei tessuti) di solito cominciano a formarsi entro le 24 ore dall’ intervento. In caso di sterilizzazione/castrazione, un maschio di solito tende a recuperare più rapidamente, poiché l’intervento di castrazione è meno invasiva di una sterilizzazione.

Il tempo di recupero dipende molto dal tipo di intervento chirurgico, dalla tecnica usata del chirurgo, dal tipo di intervento stesso, e da eventuali complicazioni.

Cura preventiva nel Post-operatorio 

  • In circostanze normali, i conigli non richiedono antibiotici post-chirurgici per prevenire infezioni.
  • Salvo casi molto particolari, un E-collare (“collare elisabettiano” – quel cono di plastica intorno al collo che impedisce di strappare o mordere i punti), non è necessario per un coniglio, e in genere è solo una fonte di eccessivo stress per un animaletto abituato a pulirsi e leccarsi continuamente.
  • Se il vostro coniglio invece cerca in continuazione di danneggiare la sua ferita e tende a strappare i punti finirà per dover indossare un E-collare per un giorno o due. Poiché non sarà in grado di ingerire normalmente i propri ciecotrofi, dovrete cercare di offrirglieli voi a mano non appena emessi possibilmente prendendoli con un guanto di lattice ben lavato per non alterarne l’odore e quindi il rifiuto del coniglietto (Questo è quanto siamo disposti a fare per amore dei nostri coniglietti). Se comunque non li assume per un paio di giorni (anche perché potrebbero esser alterati dai farmaci e non accettati dal coniglio) non è un problema.

Monitoraggio delle feci: Segni di recupero o di guai

  • Non è raro vedere un paio di feci molli o ricoperte di muco dopo un intervento chirurgico. I pellet fecali dovrebbero tornare alla normalità entro un giorno o due, una volta che il coniglio ha riacquistato le normali abitudini alimentari.
  • Se si continua a vedere muco nel materiale fecale al di là di un giorno o due, o se la produzione di palline fecali si ferma, consultare immediatamente il veterinario.
  • Se il vostro coniglio non ha mangiato nulla entro le 24 ore di intervento chirurgico, contattare il veterinario.
  • Monitorare sempre i pellet fecali per qualche giorno. Se la produzione di palline rallenta o si fermano del tutto dopo l’intervento per più di 36 ore, il vostro coniglio può essere affetto da ileo, una complicanza post-chirurgica rara ma grave e va trattato con massima urgenza.

Post-chirurgica interazione sociale

  • Mantenete il vostro coniglio tranquillo per un paio di giorni dopo l’intervento chirurgico, ma cercare di conservare le normali abitudini ed i normali orari di alimentazione .
  • Non c’è ragione di separare le coppie o gruppi affiatati a patto che gli altri coniglietti interagiscono con calma.
  • Un coniglietto post-chirurgica di solito gestisce la propria attività abbastanza bene, e sa di istinto di non dover “spingere” troppo presto nei vari sforzi e movimenti.
  • Se la vostra coppia o continuano a montarsi o giocare troppo energicamente subito dopo l’intervento chirurgico, allora potrebbe essere necessario separarli fisicamente per un giorno o due magari attraverso un cancelletto per evitare infortuni. Questo comunque non è quasi mai necessario.
  • Tuttavia, se è necessario separare i coniglietti, evitare di isolarli del tutto in stanze o luoghi diversi ma fare in modo che si possano vedere, annusare e toccare l’un l’altro, anche se non hanno pieno contatto fisico (un cancelletto è la soluzione migliore).
  • Ricorda: un coniglio che ha subito un intervento chirurgico ha un importante bisogno del sostegno emotivo della sua / del suo compagno per un recupero tranquillo e più rapido in quanto questo eviterà ulteriori stress.Inoltre questo “contatto” riduce notevolmente le probabilità di dover successivamente ricominciare con una piena reintroduzione nel gruppo o nella coppia.

Nutrizione post-chirurgica

  • Offrite al vostro coniglio una ciotola di ceramica pesante di acqua, al posto del solito beverino. Un coniglio ha bisogno di bere dopo l’intervento chirurgico, ma spesso non lo farà se deve sforzarsi per raggiungere e succhiare l’acqua in posizione elevata dal beverino. Un coniglietto ben idratato recupererà più velocemente e si eviteranno stasi e blocchi GI.
  • Se il vostro coniglio è riluttante a mangiare dopo l’intervento chirurgico, cercate di offrire i suoi cibi preferiti. Erbe aromatiche come il basilico, il prezzemolo, l’aneto e menta sembrano esser piuttosto gradite ad un coniglio in fase di ripresa post-intervento.
  • I conigli sembrano preferire cibi freschi come verdure e fieno verde in questa fase di ripresa, piuttosto che pellet o altri cibi secchi.
  • Se il vostro coniglio a seguito di un intervento ha difficoltà a riprendere ad alimentarsi, potrebbe essere necessario invogliarlo offrendoli il cibo direttamente dalle vostre mani con un pò di pazienza. E’ fondamentale infatti che il tratto GI torni alla normalità il prima possibile. Chiedete al vostro veterinario se è necessario procedere per qualche giorno con una alimentazione forzata. Il prodotto realizzato appositamente per l’alimentazione di recupero è il Critical Care (Oxbow)  . Oppure in assenza di Critical Care si può creare un cibo “fatto in casa” sempre adatto all’ alimentazione forzata:
    • Preparare 1/4 di tazza di acqua calda o meglio camomilla
    • Sciogliere un paio di cucchiai del suo pellet preferito e mescolare
    • Lasciar riposare per qualche minuto, lasciando che il pellet si ammorbidisca assorbendo l’acqua/camilla calda (gonfiandosi).
    • Mescolare ulteriormente ed eventualmente aggiungere altra acqua fino ad ottenere un impasto della consistenza di un omogeneizzato.
    • Lasciare riposare e raffreddare fino a temperatura ambiente.

Usare sempre qualsiasi tipo di cibo per alimentazione forzata sempre con massima cautela e solo su indicazione del veterinario:

  • Utilizzare una siringa con beccuccio ampio senza ago  o un contagocce di plastica con la punta stretta tagliata per somministrarlo in modo lento e sicuro.
  • Non forzare mai troppo! Lasciare il tempo necessario al coniglietto di masticare e deglutire.
  • Se l’impasto del Critical Care è troppo denso o l’impasto con il pellet che abbiamo preparato non è sufficientemente omogeneo o l’estremità della siringa è troppo stretta, i grani più grossi e densi possono rimanere bloccati nella siringa. Non forzare mai aumentando la pressione sul pistone della siringa direttamente in bocca al coniglietto in quanto nel momento in cui si sblocca la siringa, si sarà creata una certa pressione e si potrebbe riempire del tutto la bocca del coniglietto soffocandolo causandone l’aspirazione polmonare.
  • Inserire la punta della siringa lateralmente nella bocca del coniglio nello spazio tra incisivi e molari. Non inserire mai la siringa in profondità.
  • Non forzare mai un animale che ha problemi di deglutizione o che non riesce ad ingoiare correttamente. In questi casi bisogna consultare immediatamente il veterinario.

La chiave del successo in qualsiasi chirurgia  è una buona preparazione pre-intervento, le giuste  cure post-intervento ma soprattutto una buona preparazione del compagno umano!  Un veterinario  esperto può rendere questo processo il più sereno possibile e senza ansie se vi darà tutte le informazioni necessarie, i consigli e come prendervi cura di loro. Spero che questo articolo possa aiutarvi a comprendere meglio e vivere con più seranità un intervento chirurgico.

Tradotto da Bruno Maselli da un articolo di:

Dana Krempels, Ph.D.
Università di Miami Dipartimento di Biologia

Conosciamo meglio il FIENO ed i vari tipi in commercio

IL FIENO

Secondo una autorevole ricerca della San Diego House Rabbit Society  la base della piramide alimentare del coniglio è costituita all’ 80% di erba o fieno.

Il fieno (o l’erba fresca) deve infatti esser sempre disponibile in quantità illimitata ai conigli in modo che possano pascolarlo in qualsiasi momento e a loro piacimento.

piramide fieno newok

In natura l’alimentazione naturale del coniglio è costituita fondamentalmente da erba, foglie fresche o secche, steli di piccole piante. Essendo erbivoro mangia anche verdure di tutti i tipi, come sedano, finocchio, cicoria e insalate selvatiche. Raramente e solo occasionalmente si nutrono anche di alcuni frutti caduti dagli alberi; in mancanza di pascoli freschi tendono anche a rosicchiare radici tenere,fieno, fiori, semi, piantine secche disidratate e cortecce di albero.

Il SILICIO contenuto nell’erba e le fibre grezze di alcune verdure permettono un consumo costante e naturale dei denti durante la masticazione ed infatti a causa di questa elevata abrasione, la dentatura del coniglio è geneticamente a crescita costante.

L’apparato digerente del coniglio è a digestione continua ed è importante che l’animale abbia costantemente a disposizione del cibo per mantenere sempre attivo il processo di peristalsi intestinale. Un digiuno prolungato per più di 12 ore apre la porta ad una serie di patologie molto serie che possono anche provocarne la morte in breve tempo.

Nei conigli domestici, questa costante necessità di erba e fibre grezze, viene per semplicità sostituita dal fieno.

Per fieno si intende dell’ erba essiccata in modo particolare, raccolta e immagazzinata ai fini di alimentare determinati animali erbivori, in particolare bovini, equini, caprini, ovini e lagomorfi.

Il fieno viene usato infatti negli allevamenti come alimento principale quando o dove non ci sono abbastanza pascoli a disposizione e questo può accadere a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli (come durante l’inverno) oppure dove non ci sono pascoli disponibili in quanto il terreno viene impiegato per l’agricoltura.

I VARI TIPI DI PRATO

Per definizione un prato è un terreno agricolo inerbito per più di un anno. Fino ad un anno (un ciclo colturale) si parla invece di erbaio. Nel caso in cui il cotico erboso venga mantenuto per più di 5 anni, si parla di prato stabile o, meglio, prato permanente.

Un prato stabile è un prato che in genere non ha subito alcun intervento di aratura o dissodamento, non coltivato e lasciato a vegetazione spontanea : è mantenuto esclusivamente attraverso lo sfalcio e la concimazione.

Questi prati in genere in base al clima, al tipo di terreno, altitudine, umidità, piogge etc, sono costituiti in proporzioni differenti da una serie di erbe e piante spontanee che seguono il normale ciclo stagionale. Escludendo cereali e leguminose proteaginose spontanee si tratta fondamentalmente di graminacee (festuca, loietto, erba mazzolina, gramigna, bromo cabro, fleolo, coda di topo, trifoglio, dente canino, paleo, piantaggine, etc..).


LA FIENAGIONE DI UNA VOLTA…

fienagionediunavolta

Per fienagione si intende quella pratica colturale che permette la trasformazione di erba fresca in erba secca; consiste quindi nel far perdere l’umidità presente negli steli erbosi rendendoli fieno.

La produzione del fieno per un contadino era uno dei lavori più impegnativi e fisicamente uno dei più gravosi nel periodo estivo, sia perché tutte le operazioni si dovevano compiere a mano, sia perché la falciatura era laboriosa e lenta ma indispensabile per il foraggio invernale del bestiame. L’esito della raccolta dipendeva esclusivamente dalla pioggia che, se cadeva sopra il raccolto, comprometteva l’intera stagione e il contadino era costretto ad acquistare il foraggio o eliminare uno o più capi di bestiame. La buona o la cattiva annata di fieno era importante, da loro infatti dipendeva il cibo per gli animali della stalla, quindi averne una scorta sufficiente assicurava tranquillità fino all’ anno successivo.

Il fieno viene tagliato e raccolto più volte nel corso dell’anno. A seconda del periodo in cui avviene questa operazione, prende nomi diversi:

  • fieno di primo taglio:detto MAGGENGO, perché viene raccolto in maggio (ma anche in giugno), ed è considerato il fieno migliore;
  • fieno di secondo taglio:detto AGOSTANO;
  • fieno di terzo taglio: detto SETTEMBRINO o grumereccio o terzuolo è quello con qualità nutritive inferiori.

Il taglio del fieno cominciava quando l’erba era matura, in pratica quando la maggioranza delle erbe era in fiore. Al mattino molto presto, anche prima delle quattro, il contadino con la sua falce in spalla, si recava sul campo per falciare.

taglio-fieno

Procedeva ritmicamente formando alla sua sinistra il cumulo  d’erba tagliata, fermandosi frequentemente ad affilare la falce con la pietra. Giunto al confine del prato, ritornava indietro e ricominciava.

I tagli più duri e impegnativi erano il maggengo e l’agostano; il primo per l’erba alta, abbondante e rigida, il secondo perché nel colmo dell’estate il caldo molto forte si faceva sentire pesantemente.falciatura

Tagliata l’erba con la falce cominciava  una nuova fase della giornata: slargare i vari cumuli per farli asciugare al sole .Con la forca si stendevano uniformemente i cumuli dell’erba fresca e nel primo pomeriggio si andava a “voltarli” ; a seguire cominciava la “rastrellatura”.  Ad intervalli regolari , l’erba rastrellata era “accordonata” (ammassata) in lunghe file di fieno (andane) .

Taglio Erba Secondo giorno

Questa operazione si compiva molto accuratamente , tanto che alla fine del lavoro i prati dovevano essere, senza più un filo d’erba secca.

Raramente il fieno essiccava in un solo giorno e nei giorni seguenti si ripetevano in successione le stesse operazioni: si slargavano le fila bagnate dalla rugiada, quindi voltate, rastrellate e si ricreavano le file .

Tutto procedeva liscio se il tempo era buono; il nuvolo, la pioggia o il temporale spezzavano il ciclo del lavoro, procurando notevole fatica in più perché questo processo andava costantemente ripetuto e bisognava mettere al riparo il fieno già secco da quello ancora umido. Qualche volta però la pioggia sorprendeva il fieno ancora slargato e bisognava aspettare il sole “che asciugava”, ma intanto il fieno perdeva parte delle sue buone qualità. A volte quando i capricci del tempo duravano per più giorni, il fieno ammuffiva e si guastava per cui non poteva più essere utilizzato come fonte di foraggio per gli animali, ma solo come paglia par creare il giaciglio del bestiame nelle stalle.

fienoinspalla

Con il sole e il sereno invece tutto procedeva bene e quando il fieno era secco, si legavano i fasci e caricati in spalla venivano  trasportati  dai campi al fienile.

 

LA FIENAGIONE OGGI…

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Con il progresso della meccanizzazione agraria, la lavorazione della fienazione viene sempre più affiancata dall’ utilizzo di attrezzi agricoli adibiti a ridurre gli sforzi, ottimizzare i tempi e automatizzare le varie attività sui campi.

  • Barra falciante – Falciacondizionatrice

La prima fase del taglio dell’ erba a pochi centimetri dal terreno viene eseguito mediante una barra falciante (due lunghe lame seghettate che sfregando tra loro “strappano” l’erba dal terreno) o una falciacondizionatrice ( che permette il taglio e lo schiacciamento dello stelo favorendone la fuoriuscita di acqua e quindi di umidità ed il taglio avviene mediante dischi di metallo attorno ai quali sono presenti delle lame vive che permettono il taglio diretto dell’erba).
In linea di massima la barra falciante è solitamente usata in erbai dove sono presenti essenze che di per se contengono poca umidità, tipo loietto; mentre la falciacondizionatrice è più usata dove è presente erba medica e leguminose in genere, ricche nello stelo di acqua e quindi di umidità.

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  • Voltafieno

Alcuni giorni a provvedere a capovolgere il fieno per permettere una più veloce essiccazione ed evitare di incorrere in  muffe e formazione di acidi si usa un attrezzo denominato voltafieno. Questo  è composto da un telaio sul quale sono fissati uno o più “girelli” con dei “denti strigliatori”i quali sollevano il fieno da terra e lo gettano in aria permettendone il capovolgimento.

voltafieno
  • Ranghinatore o Andanatore

Quando gli steli hanno perso tutta l’umidità al loro interno e risultano secchi è il momento di pressare il fieno, per facilitare questa operazione vengono fatte delle andane con il ranghinatore. Questo attrezzo passando sul fieno presente nel campo lo “ammassa” in un unica andana, quindi lo raccatta; è molto simile al voltafieno in quanto sono presenti uno o più girelli sui quali sono collocati dei denti strigliatori del tutto simili ad una forca, per effetto della forza centrifuga il fieno raccolto da questi denti viene fatto sbattere contro una porzione di telo di plastica o di metallo che lo fa cadere a terra formando un’unica andana che sarà poi pressata successivamente dall’imballatrice.

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  • Rotoimballatrice – Pressa quadra

L’ultima operazione consiste nella raccolta del fieno ormai disposto sul terreno in andane; tale operazione avviene mediante le rotoimballatrici o le presse quadre; l’unica fondamentale differenza di questi due attrezzi consiste nella maniera di imballaggio del fieno. La rotoimballatrice è formata da un raccoglitore chiamato “pick-up” che convoglia il fieno in una camera di compressione, la massa all’interno viene fatta girare su se stessa dall’alto verso il basso in maniera centrifuga, e quando al suo interno è stato raggiunto il peso ideale (che varia dai 400 ai 500 kg) e la grandezza ideale (in quanto può variare da modello a modello) un computer palmare installato nella trattrice provvederà ad informare il trattorista della avvenuta formazione della balla, il quale provvederà ad aprire il portellone posteriore ed a fare uscire la rotoballa; un funzionamento simile è quello della pressa quadra che è sostanzialmente di due tipi, una pressa quadra che crea balle da 30-40 kg chiamate comunemente balline o ballette ed una pressa molto più grande che crea balle del peso di 5 quintali circa; nei piccoli appezzamenti è molto usata quella che crea balle piccole in quanto molto maneggevole e permette di creare delle balle adatte sopratutto ai piccoli allevatori. La pressa quadra invece, ha un peso di circa 50 quintali, risulta quindi poco maneggevole in piccoli appezzamenti ed è usata sopratutto nei grandi prati. Il funzionamento della pressa quadra è piuttosto semplice, il fieno viene raccolto da terra mediante un raccoglitore  (pick-up), viene mandato in camera di compressione dove un pistone provvede alla compressione della massa man mano che viene raccolta. Il prodotto viene poi espulso dalla parte posteriore dell’attrezzo.

rotoimballatrice
quadra

VIDEO SULLA FIENAGIONE

Scritto da Bruno Maselli


 

 

PANICO : ARRIVANO I BOTTI DI CAPODANNO!!!

I conigli come tutti gli altri animali soffrono a causa dei botti di Capodanno.

 

Ogni anno si ripresenta la barbara usanza dei botti di capodanno, dannosissimi per gli animali.

E’ un’usanza che ha origini molto antiche nel tempo, è una tradizione che appartiene a molte culture ed ha molteplici significati. Serve per rendere solenne il momento di passaggio da un anno all’altro. Il fuoco per esempio simboleggia la necessità di rischiarare il cammino del prossimo anno e serve a “bruciare” i residui negativi dell’anno passato. Il rumore invece spaventa gli spiriti e le energie negative allontanandole.
Con l’invenzione della polvere da sparo i due elementi, fuoco e rumore, sono stati fusi.
E’ un rito collettivo delle vecchie tribù. Ormai ognuno lo vive in casa propria o al massimo nei locali con gli amici.

Come tutti apprezzo anche io le manifestazioni organizzate da professionisti in fuochi d’artificio che per lo meno hanno ragione di esistere e donano  uno spettacolo pirotecnico nel cielo creando delle suggestive coreografie. Non riesco invece proprio a comprendere l’usanza di far esplodere quella specie di “ordigni” solo rumorosi e alquanto pericolosi ed imprevedibili; peggio ancora la tradizione di sparare con vere armi dei proiettili vaganti in aria (magari già un pò brilli sotto effetto delle bollicine) per il solo gusto di generare un intenso boato !

no ai botti

Ogni anno ci sono fior di campagne per evidenziare la pericolosità di questi “esplosivi” che proprio perchè imprevedibili possono generare ustioni di terzo grado, causare perdita di arti, menomazioni, cecità e sordità permanente ed ogni anno puntualmente questa stupida tradizione si trasforma per centinaia di persone in una dolorosa degenza al Pronto Soccorso e danni permanenti.

Eppure non mancano le continue campagne informative delle varie Associazioni di animali, che ricordano quanto siano pericolosi dei rumori così forti ed improvvisi per qualsiasi animale che non riesce a comprenderne le ragioni.

Ogni anno non se ne parla molto, ma si registrano una serie innumerevoli di morti di infarto di CANI, GATTI, UCCELLI ed ovviamente LAGOMORFI e RODITORI proprio a seguito degli spaventi dei botti nella sera di Capodanno!

Avendo un udito ben più sviluppato del nostro, il boato generato dalle esplosioni più intense è percepito in modo talmente amplificato da disorientarli del tutto e terrorizzarli!

Alcuni dei nostri animali passeranno la mezzanotte da soli in casa mentre noi saremo a cene da amici, concerti e veglioni. Se vivete in città immaginate quindi di trovarvi come loro da soli e chiusi in casa, luci spente in piena notte, senza confusione ne come noi avvolti da musica assordante, “trenini” e conto alla rovescia con la bottiglia di spumante in mano!

All’ improvviso una serie sempre crescente di boati assordanti, esplosioni, fischi e scoppettii continui; lampi colorati che si intravedono fuori dalla finestra; antifurti delle auto che suonano all’ impazzata e vetri che tremano per risonanza. Con le zampe e con i baffi inoltre percepiscono intensamente queste forti vibrazioni. Qualsiasi animale entra quindi in stato di allerta e di forte stress non riuscendo ad interpretare quanto sta accadendo e vivendolo come uno stato di imminente pericolo.

I nostri amati coniglietti  non fanno alcuna eccezione, anzi  essendo per natura delle prede indifese, il loro stato di allerta è maggiormente amplificato rispetto ai predatori! Alcuni di loro entrano in un profondo stato di stress generato dal rilascio improvviso di adrenalina, che dura a lungo e può generare crisi tachicardiche e blocchi intestinali. Inoltre per la reazione di fuga possono incorrere a lesioni accidentali correndo impauriti per casa. Ancora più a rischio gli animaletti anziani o cardiopatici.

Se la notte del 31 festeggerete in casa con loro, l’ideale ovviamente sarebbe tentare di isolare acusticamente al meglio la zona in cui si trovano gli animali. Se possibile rifugiateli nelle stanze più interne e più silenziose. Se avete finestre con doppi infissi e abbattimento acustico tenetele rigorosamente ben chiuse, quindi chiudete zanzariere, abbassate le tapparelle o chiudete le persiane, spiegate le tende. Se il vostro coniglietto ha una sua tana di paglia, di fieno, di plastica o dove comunque l’animaletto si rifugia ogni volta che si sente in pericolo, lasciategliela a disposizione nella stanza magari insieme al suo tappetino o copertina. E’ preferibile inoltre quella sera non saziare subito l’animale all’ ora di cena in modo da potergli offrire un diversivo proprio quando cominciano ad esser spaventati dai forti rumori.

Di solito con il cibo si va sul sicuro! E’ possibile che così l’animaletto si concentri maggiormente sul premio ricevuto e sia meno concentrato se sente dei rumori diversi dal solito. Non offrite subito tutta la porzione di cibo in quanto spesso i “botti e i mortaretti” continuano per ore e potrebbe esser utile calmarlo anche in seguito con qualche uvetta in più o bocconcino per lui prelibato. Se notate che il coniglietto è terrorizzato, voi ovviamente state calmi: il coniglio, la cavia, il criceto come molti altri animali percepiscono il vostro stato ansioso e hanno voi come riferimento. Se vi agitate anche voi,lo interpreteranno come se c’è qualcosa che non va. Se possibile sedetevi a terra accanto a loro ma senza forzarli nel prenderli in braccio, parlate con voce tranquilla e rassicurante e se gradiscono accarezzateli e offriteli qualche leccornia.

Se la notte del 31 non sarete con loro  è consigliabile invece limitare lo spazio a disposizione. Se abituati a stare in giardino, teneteli meglio al sicuro in casa per questa notte. Chiudeteli  nel proprio recinto o in una stanza messa in sicurezza (in genere il bagno!) con molto fieno fresco a disposizione. Quando l’animale ha paura infatti difficilmente capisce bene quello che sta facendo poichè è letteralmente in panico e potrebbe cominciare a saltare e correre in maniera sconnessa per casa cercando un riparo, scivolando sul pavimento e rischiando di sbattere contro spigoli, mobili, termosifoni e oggetti fuori posto provocandosi gravi lesioni. E’ preferibile quindi restringere l’area a disposizione in nostra assenza. Solo prima di uscire dategli le verdurine preferite e qualche premietto in più da nascondere nel fieno per tenerlo impegnato. Lasciate sempre disponibili anche dei legnetti da rosicchiare o qualche gioco adatto con cui tenersi impegnato. Anche in questo caso cercate sempre di insonorizzare quanto più possibile la stanza chiudendo bene le finestre, le tende e lasciando a disposizione tappetini e copertine che diminuiscono le vibrazioni del pavimento. Mettete nel recinto/stanza le abituali “tane” rifugio o una semplice cassetta di legno rovesciata o uno scatolo di cartone con un foro della giusta misura dove potersi rifugiare di istinto. Meglio se sul pavimento sotto la tana mettiamo una copertina che fungerà da fonoassorbente (assicuratevi però qualche giorno prima che non la rosicchi e tenda ad ingerirla!). Ovviamente è preferibile lasciare sempre la luce accesa. Alcuni consigliano anche di lasciare accesa la radio (magari la temporizziamo per accendersi già verso le 23:00) o programmiamo l’avvio di un CD in loop a volume medio/alto in modo da coprire quanto possibile il rumore improvviso dei botti nel totale silenzio. Appena rientrate dalla serata assicuratevi che il vostro animaletto stia bene e passate con lui qualche momento per rassicurarlo con premietti, coccole e rassicurarlo.

Il giorno seguente è sempre meglio controllare che il coniglietto stia bene e spallini regolarmente. Capita spesso infatti che in seguito a forti eventi stressanti l’animale vada incontro a rallentamenti e blocchi intestinali dovuti all’alta concentrazione di catecolamine rilasciate durante l’evento stressante. Per compensare, il giorno seguente è sempre preferibile diminuire la quantità di verdure e aumentare la quantità di fieno, controllando che ne assumi in quantità abbondanti.

di BRUNO MASELLI


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Il colore degli occhi: i Melanociti

Negli esseri umani ma anche in diverse specie di animali, il colore degli occhi è determinato dalla quantità  di luce che viene riflessa dal diaframma, una struttura muscolare che controlla la quantità  di luce che entra nell’occhio.

La gamma di colori degli occhi può variare dal blu al nocciola al marrone , dipende dal livello di pigmento melanina immagazzinato nei melanosoma (‘pacchetti’ di pigmento nei melanociti dell’iride).
Gli occhi azzurri contengono minime quantità  di pigmento all’interno di un piccolo numero di melanosomi.
Iridi dagli occhi verde-nocciola mostrano livelli di pigmento medio in un numero moderato di melanosomi , mentre per i marroni gli occhi sono il risultato di alti livelli di melanina immagazzinati in molti melanosomi.

 

Coniglio : Colori Occhi

(clicca sulle miniature)

MARRONE
browneyetumbeye-brown3beye-brown1beye-brown2b eye-brown4b
Tra i conigli, il gene che produce gli occhi marroni è dominante, e quindi il colore più comune dell’ occhio di coniglio è il marrone.
BLU

Varie tonalità di blu  sono meno comuni 
BLU/GRIGIO

Varie tonalità di  grigio sono meno comuni

ROSA
Una mutazione nella struttura di una proteina transmembrana altera il trasporto di eumelanina attraverso le membrane cellulari impedendone la pigmentazione

 

 

Casi particolari Influenza esterna Influenza interna
Rosso rubino
Non  proprio un ‘colore degli occhi’


Sono conigli albini, e gli occhi rossi sono un prodotto della loro mancanza di pigmenti di melanina. Poichè non è presente nessun pigmento di melanina, non c’è colore e ciò che vediamo rosso è in realtà il colore dei vasi sanguigni all’interno del occhio.
Marmorizzata








Parte della iride è di colore diverso rispetto al resto.
FLASH DELLA FOTO
 
Effetto artificiale prodotto dal flash durante la foto.
Cataratta “Bianco”


Una condizione medica in cui il cristallino dell’occhio diventa progressivamente opaco, con conseguente visione offuscata. Se l’ occhio del coniglio appare internamente bianco bisogna consultare al più presto il veterinario