Archivi categoria: APPROFONDIMENTI DI VETERINARIA

Dermatofiti della cavia e del coniglio d’affezione

T. mentagrophytes il più comune in uno studio. Tra le cavie, frequenti i portatori asintomatici
Uno studio ha valutato la frequenza dei dermatofiti nelle cavie e nei conigli d’affezione. Si analizzavano 2153 campioni prelevati da cavie (n=1132) e conigli (n=1021) d’affezione con sospetta dermatofitosi e inviati presso tre diversi laboratori per la coltura fungina. In seguito, si esaminavano prospetticamente per la presenza di dermatofiti cavie e conigli sani, soggetti con lesioni cutanee e soggetti con malattie non cutanee.

Trichophyton mentagrophytes era la specie fungina più frequentemente isolata (91,6% e 72,3% di colture positive rispettivamente da cavie (n=431) e conigli (n=83)). I soggetti con coltura positiva non mostravano alcuna predisposizione di sesso ma gli animali affetti erano più giovani rispetto a quelli con coltura fungina negativa o rispetto ai soggetti sani della parte prospettica dello studio.

Si isolavano dermatofiti in 14/164 cavie sane e 0/140 conigli sani. Inoltre, le colture fungine delle cavie con lesioni cutanee (n=26) o con altre malattie (n=25) erano positive rispettivamente nel 7,7 e nell’8,0%. I campioni prelevati da 17 conigli con lesioni cutanee e 32 conigli con malattie non cutanee erano tutti negativi all’esame colturale.

T. mentagrophytes è il dermatofita più comune nella cavia e nel coniglio d’affezione, concludono gli autori. Si osservano regolarmente portatori asintomatici tra le cavie ma non tra i conigli.

“Dermatophytes in pet Guinea pigs and rabbits” Kraemer A, Mueller RS, Werckenthin C, Straubinger RK, Hein J. Vet Microbiol. 2011 Dec 11. [Epub ahead of print]

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD

Trattamento medico di traumi vertebrali multipli in un coniglio

Deficit neurologici secondari a sublussazioni e fratture risolti dopo tre mesi di terapia conservativa
Un coniglio nano ariete (Oryctolagus cuniculus) maschio castrato di due anni veniva visitato per la perdita della funzione motoria di un arto posteriore dopo essere saltato dalle braccia del proprietario. I risultati dell’esame neurologico rivelavano uno stato mentale normale, una postura e andatura normale degli arti toracici, la paralisi dell’arto pelvico destro e movimenti volontari dell’arto pelvico sinistro.

La percezione del dolore superficiale e il riflesso di retrazione erano presenti bilateralmente negli arti posteriori. La propriocezione bilaterale era evidente negli arti anteriori ma assente in quelli posteriori. Si effettuavano gli esami radiografici standard e una mielografia, che rivelavano sublussazioni in T5-T6, L1-L2 e L3-L4, una frattura comminuta del corpo vertebrale di T9, fratture delle faccette articolari di destra di L3-L4 e tumefazione del midollo spinale in T9.

Dopo la mielografia i segni clinici peggioravano giungendo alla paraplegia con perdita della percezione del dolore profondo nell’arto posteriore sinistro. Si emetteva una prognosi da riservata a infausta per il ripristino della mobilità degli arti posteriori.

Il coniglio veniva ospedalizzato e si istituiva una terapia medica con trattamento del dolore, fluidoterapia endovenosa, supporto nutrizionale e riposo in gabbia. Dopo l’iniziale declino delle condizioni cliniche, i deficit neurologici si stabilizzavano durante l’ospedalizzazione. Al momento delle dimissioni, era stata ripristinata una mobilità volontaria parziale nell’arto posteriore destro, mentre il movimento e la percezione del dolore erano assenti nell’arto posteriore sinistro. Questa condizione si risolveva gradualmente nel corso di tre mesi di terapia conservativa, dopo i quali l’animale aveva riacquisito il movimento volontario di entrambi gli arti posteriori ed era in grado di deambulare camminando e saltando.

Il presente studio documenta un trauma spinale acuto nel coniglio e la guarigione dei deficit neurologici dopo trattamento medico prolungato, concludono gli autori.

“Medical Management of Multiple Traumatic Vertebral Subluxations and Fractures in a Rabbit (Oryctolagus Cuniculus)” Aliya Wilson Mc Cullough et al. Journal of Exotic Pet Medicine. Volume 21, Issue 2 , Pages 172-180, April 2012

Emogasanalisi del coniglio anestetizzato

Semplice e sicura, può contribuire a migliorare la sicurezza dell’anestesia in questa specie, secondo uno studio
L’emogasanalisi è un metodo ben riconosciuto per monitorare la funzionalità polmonare, l’ossigenazione ematica, la ventilazione e lo stato acido-base durante l’anestesia generale. Uno studio ha descritto i risultati dell’emogasanalisi del coniglio d’affezione (Oryctolagus cuniculus) durante l’anestesia generale ottenuti con un dispositivo di analisi portatile.

Si premedicavano 32 conigli con 0,2 ml/kg di fentanil e fluanisone. L’anestesia veniva indotta con 0,2 m/kg di midazolam e mantenuta con isofluorano al 2% in ossigeno mediante tubo endotracheale. Si ottenevano campioni ematici arteriosi dall’arteria auricolare centrale 10 minuti dopo l’induzione dell’anestesia.

Durante l’anestesia si osservava acidemia respiratoria. Il pH arterioso medio ± sd era pari a 7,33 ± 0,08 (7,15 -7,48). La PaCO2 e la PaO2 erano rispettivamente pari a 55,2 ±10, (37,7 – 92,1) mmHg e 370,0 ± 120,5 (67 – 561) mmHg. L’eccesso di basi era pari a 2,8 ± 3,6 (-3 – 11) mmol/L, l’HCO3 era pari a 28,73 ± 3,07 (23,7 – 35,4) mmol/L e la TCO2 era pari a 30,4 ± 3,2 (25 – 37) mmol/L. Nessun coniglio sviluppava ematomi durante il prelievo ematico o ischemia del padiglione durante il ricovero.

L’emogasanalisi arteriosa è una modalità diagnostica sicura e semplice che può contribuire a migliorare la sicurezza dell’anestesia nel coniglio d’affezione, fornendo informazioni sullo stato respiratorio e metabolico del paziente, concludono gli autori.

“Arterial blood gas parameters in pet rabbits anaesthetized using a combination of fentanyl-fluanisone-midazolam-isoflurane” Benato L, Chesnel M, Eatwell K, Meredith A. J Small Anim Pract. 2013 May 10. [Epub ahead of print]

Otite media del coniglio: radiologia della bolla timpanica

Sensibilità moderata per l’identificazione di accumuli di fluido, come per cane e gatto
L’otite media determina comunemente nel coniglio l’accumulo di fluido nella bolla timpanica. Nel cane e nel gatto l’identificazione radiografica del fluido nella bolla timpanica è solo moderatamente sensibile. Uno studio ha indagato l’accuratezza dell’identificazione radiografica del fluido nella bolla timpanica del coniglio in tre diverse proiezioni radiografiche. Si utilizzavano 40 cadaveri di coniglio. La metà delle bolle timpaniche scelte a caso venivano riempite con materiale dei tessuti molli. In seguito, ciascun campione veniva radiografato in tre proiezioni: dorsoventrale (DV), rostrale 40 gradi ventrale-caudodorsale (R40 gradi V-CdDO) e laterale sinistra e destra 40 gradi ventrale-laterodorsale (Lat40 gradi V-LatDO).

Dopo l’esame, ciascun campione veniva congelato e sezionato per determinare il contenuto della bolla timpanica. Le immagini venivano interpretate e classificate in maniera indipendente da due radiologi certificati.

Non si osservavano differenze significative di sensibilità e specificità tra le tre proiezioni rispetto ai reperti macroscopici in seguito a sezionamento, anche se la sicurezza dell’osservatore era maggiore per la proiezione DV.

L’accuratezza dell’identificazione radiografica del fluido era simile a quella descritta per il cane e il gatto. La proiezione DV e R40 gradi V-CdDO consentono il confronto di entrambe le bolle timpaniche in un singolo radiogramma e la DV era soggettivamente più facile da posizionare, mentre la Lat40 gradi V-LatDO richiede due radiogrammi per effettuare il confronto delle bolle, concludono gli autori.

“Assessment of three radiographic projections for detection of fluid in the rabbit tympanic bulla” Hammond G, Sullivan M, Posthumus J, King A. Vet Radiol Ultrasound. 2010 Jan-Feb; 51 (1): 48-51.

Ablazione parziale del condotto uditivo e osteotomia laterale della bolla nel coniglio

Risultati soddisfacenti in 6 soggetti con otite media o esterna
Sei conigli ariete venivano visitati per la presenza di segni clinici di otite media o esterna. La malattia veniva confermata mediante tomografia computerizzata ed era bilaterale in 2 casi. Gli animali venivano anestetizzati e sottoposti a chirurgia della bolla affetta. I soggetti con malattia bilaterale venivano operati con un minimo di 2 settimane tra i due interventi.

Si effettuava una singola incisione verticale sulla base del condotto verticale, effettuandone la dissezione per via smussa dai tessuti circostanti. La porzione ventrale del condotto verticale veniva asportata e si effettuava un’osteotomia laterale della bolla. Si giustapponeva la mucosa della base del condotto verticale dorsale e si suturava la cartilagine auricolare per formare una tasca a fondo cieco che si apriva all’incisura pretragica.

I campioni istopatologici prelevati dal margine dorsale del condotto verticale riportavano alterazioni sottili non specifiche nei 6 campioni analizzati. Tutti i conigli venivano dimessi entro 48 ore dall’intervento. Il risultato estetico era eccellente e l’anatomia delle orecchie era visivamente normale.

L’ablazione parziale del condotto uditivo con osteotomia laterale della bolla era una procedura rapida con un buon risultato estetico nel coniglio, concludono gli autori.

“Partial ear canal ablation and lateral bulla osteotomy in rabbits (pages 325–330)” K. Eatwell, E. Mancinelli, J. Hedley, E. Keeble, M. Kovalik and D. A. Yool. Journal of Small Animal Practice. Volume 54, Issue 6, pages 325–330, June 2013

Altre letture:
Otite media del coniglio: radiologia della bolla timpanica

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD

Forte associazione tra patologie orodentali e dermatologiche nel coniglio

Probabilità 63 volte maggiore di sviluppare una dermatopatia nei soggetti affetti da odontopatie. Studio effettuato in Campania
Le patologie dermatologiche (DD) e quelle orodentali (ODD) sono un’importante causa di morbilità nei conigli d’affezione. In questa specie, le patologie di denti e cavo orale sono aneddoticamente state associate alle dermatopatie (in particolare mantello scadente, dermatite superficiale della regione periorale e degli arti anteriori secondaria a scialorrea, dermatite fungina/batterica). Uno studio ha valutato la possibile associazione tra DD e ODD, determinando se le ODD aumentassero il rischio di DD in questi animali. Si rivedevano restrospettivamente le cartelle cliniche di 222 conigli visitati nel corso di un anno in 20 ambulatori privati dell’area di Napoli, scegliendo quelle con diagnosi di DD. Si determinava mediante regressione logistica la frequenza di ODD e altre variabili nei conigli affetti o meno da DD. Si includevano come controlli i conigli osservati nello stesso periodo ma non affetti da DD.

La prevalenza di DD era del 28,4% (63 su 222) e quella di ODD del 23% (51 su 222). Era presente un’associazione significativa tra DD e ODD. I soggetti affetti da ODD avevano una probabilità 63 volte maggiore (odds ratio 63,75; 95% CI 23,9–170,2; P < 0,0001) di avere una diagnosi di DD rispetto ai soggetti non affetti da ODD.

Lo studio indica una forte associazione tra ODD e DD. In particolare, i conigli affetti da ODD hanno un maggior rischio di sviluppare una patologia cutanea nel corso della loro vita. Benché le condizioni del mantello e la qualità del pelo possano essere influenzate da numerosi fattori biologici e ambientali, le ODD dovrebbero essere attentamente considerate quale possibile condizione patologica sottostante nei conigli affetti da DD. Sono auspicabili studi prospettici per valutare se tale associazione sia imputabile a un disturbo comportamentale o a una condizione metabolica, concludono gli autori.

“Orodental diseases and dermatological disorders are highly associated in pet rabbits: a case–control study” Dario d’Ovidio and Domenico Santoro. Vet Dermatol. 2013 Oct; 24 (5): 531-e125.

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD