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Fisiologia e patologia degli organi riproduttivi

(brevi cenni riassuntivi)
a cura della ginecologa lapina Maya Silvana Drusilla

Gli organi riproduttivi della coniglia sono insoliti se paragonati a quelli del cane o del gatto. L’utero è bicorne; ogni regione uterina possiede una cervice (non esiste un corpo uterino come nella donna). La regione è più fragile che in altre specie: i tessuti che costituiscono e supportano l’utero si lacerano facilmente durante gli interventi chirurgici. Questi stessi tessuti funzionano come principale deposito di grassi per la coniglia, cosa che rende più difficile che in altre specie indentificare i dotti sanguigni che irrorano l’area.

Qui vedete uno schema (in Inglese) degli organi riproduttivi della coniglia.

L’anatomia del coniglio maschio è simile a quella degli altri mammiferi, eccetto che per la possibilità dei testicoli di muoversi liberamente dallo scroto all’addome attraverso un canale inguinale aperto.

Patologie dell’apparato riproduttivo:
 

  • 1) Adenocarcinoma uterino
    Utero con cisti
    E’ la neoplasia piu’ comune che colpisce l’apparato genito-urinario delle coniglie: ne possono essere colpite tutte le femmine non sterilizzate dopo i due anni di eta’. Le coniglie al di sotto dei 2 anni raramente sviluppano questo tipo di patologia (percentuali intorno al 4%).
    In alcune popolazioni di coniglie integre con età superiore ai 5 anni la percentuale di casi di adenocarcinoma dell’endometrio uterino può raggiungere l’80%, generalmente si attesta intorno al 60% dopo i 4 anni.
    E’ una neoplasia solitamente multipla, che raggiunge rapidamente altri organi, soprattutto il fegato, i polmoni e persino la pelle ed e’ raramente trattabile con successo. L’unica possibilita’ e’ l’ovarioisterectomia, sempre che il tumore non sia gia’ metastasizzato.
    Il decorso dalla diagnosi alla morte varia da 12 a 24 mesi.
    Le coniglie che ne sono colpite mostrano sintomi di urina con sangue o con grumi di sangue (che non ne facilitano la diagnosi differenziale con l’iperplasia dell’endometrio, dalla quale il cancro puo’ peraltro svilupparsi),possono diventare piu’ aggressive, inquiete, anoressiche ed avere un aumento del ritmo respiratorio: in particolare, le fattrici hanno invariabilmente una storia di disturbi riproduttivi nei 6-10 mesi precedenti l’individuazione del tumore per palpazione come ridotto numero di cuccioli partoriti, o aumento di nati morti, distocia, ritenzione uterina della cucciolata, gravidanze addominali e riassorbimento fetale. Spesso la coniglia ignora la prole.
    Greene trovò che l’incidenza può variare in relazione alla razza: sono infatti rari i casi di tumore nelle razze Belghe (Gigante fiammingo, Lepre belga, ecc.) e nei Rex, mentre la percentuale sembra alta negli Olandesi e altissima nei NeoZelandesi.
  • 2) Piometra
    Utero con prolasso della vescicaE’ un’infezione dell’utero, che si riempie di pus: la coniglia risulta anoressica, depressa, e sviluppa una secrezione vaginale cremosa. L’addome puo’ apparire gonfio.
    E’ una situazione comune a tutte le coniglie integre, fattrici o meno; e’ frequente dopo un accoppiamento senza successo, ma molto piu’ comunemente e’ il risultato di una gravidanza isterica (falsa gravidanza). Le coniglie integre che vivono con i maschi castrati, infatti, mostrano un’altissima percentuale di piometra.
    L’infezione e’ causata da batteri, solitamente Pasteurella o Staphylococcus.
    Una cura antibiotica e’ necessaria, ma non sufficiente ad eliminare il problema: l’unica cura e’ l’ovarioisterectomia; sfortunatamente, in questi casi, l’intervento puo’ essere complicato dal fatto che spesso il materiale infetto viene scaricato dall’utero nella cavita’ addominale, causando peritonite: in questi casi, la prognosi e’ infausta.
    L’intervento di ovarioisterectomia e’ l’unico tipo di prevenzione possibile.
  • 3) Distocia e prolasso uterino
    La distocia, ovvero lo svolgimento anomalo del parto, che lo rende problematico, e’ di solito associata a eccesso di dimensioni fetali (quando si accoppiano un maschio di taglia medio-grande e una femmina di taglia piccola o molto giovane), alla presentazione fetale difficile, all’obesita’ o alla malnutrizione della coniglia. Le uniche due possibilita’ sono l’esecuzione del parto cesareo (se si e’ in tempo per salvare i cuccioli) o dell’ovarioisterectomia.
    Il prolasso uterino accompagna spesso la distocia, anche se puo’ presentarsi anche da solo: l’utero si riempie rapidamente di sangue e viene contaminato da materiale estraneo. E’ necessario risistemare l’utero nella sua sede e procedere ad un’ovarioisterectomia.
  • 4) Iperplasia dell’endometrio uterino
    L’endometrio e’ il rivestimento interno dell’utero: con l’avanzare dell’eta’, diventa sempre piu’ spesso e sviluppa la tendenza a formare cisti. La coniglia puo’ mostrare perdite di sangue con l’urina. Anche le ghiandole mammarie possono sviluppare cisti e essudare un materiale fluido e trasparente. Da questa situazione si puo’ sviluppare un cancro, che, negli stadi inziali, non si distingue con facilita’ da questa patologia.
    L’unica cura (o meglio, l’unica prevenzione) e’ l’ovarioisterectomia (sterilizzazione).
  • 5) Mastite cistica (o displasia mammaria)
    Una patologia che colpisce le femmine piu’ anziane: una o piu’ ghiandole mammarie si gonfiano, formano cisti e spesso essudano un materiale fluido e trasparente dal capezzolo.
    Non e’ una forma infettiva, ma e’ spesso associata all’adenocarcinoma uterino e/o all’iperplasia dell’utero.
    L’unica cura (o meglio, l’unica prevenzione) e’ l’ovarioisterectomia (sterilizzazione). Anche le ghiandole colpite possono essere asportate, ma non e’ sempre necessario, perche’, solitamente, dopo l’ovarioisterectomia le cisti regrediscono.
  • 6) Mastite
    E’ un’infezione della ghiandola mammaria della coniglia, che avviene solitamente durante l’allattamento, ma puo’ anche eser associata alla gravidanza isterica.
    La mammella appare gonfia, molto calda e dolente: la coniglia diventaanoressica, depressa e puo’ arrivare a rifiutare i piccoli. Puo’ anche sviluppare una temperatura ben piu’ alta del normale.
    Le cause scatenanti possono essere condizioni igieniche precarie, traumi, morsi da parte dei coniglietti, ma l’infezione e’ dovuta a batteri, solitamente Pasteurella, Staphylococcus e Streptococcus.
    La coniglia ha ssoluto bisogno di una terapia antibiotica mirata e di analgesici. E’ necessario fornire un ambiente tiepido e pulito, e le mammelle devono essere lavate diverse volte al giorno con compresse di acqua tipeida.
  • 7) Aneurisma uterino
    L’aneurisma venoso dell’endometrio uterino indica la condizione in cui l’utero si riempie di sangue. Non e’ facile da diagnosticare perche’ quando cominciano a notarsi le perdite, l’utero e’ gia’ completamente pieno di sangue, quindi la coniglia sara’ sicuramente molto debilitata dalla lunga emorragia.
    L’unica cura (o meglio, l’unica prevenzione) e’ l’ovarioisterectomia (sterilizzazione).
  • 8) Endometrite
    Si tratta di un’infiammazione della mucosa uterina.
    L’unica cura (o meglio, l’unica prevenzione) e’ l’ovarioisterectomia (sterilizzazione).
  • 9) Neoplasia della ghiandola mammaria
    Esitono due tipi di neoplasia della ghiandola mammaria: i papillomi (benigni) e gli adenocarcinomi (maligni).
    “Il cancro della mammella non è molto comune fra le coniglie, ma è comunque molto difficile da trattare. La forma più comune è il carcinoma mammario, che è quasi sempre associato all’adenocarcinoma uterino.”
    (la parte in corsivo e’ una mia traduzione dal dott. Susan A. Brown, DVM)
    QUI TROVATE UTILI INFORMAZIONI (in Inglese) sulle patologie uterine.

 

Ciclo vitale dei COCCIDI , diagnosi e terapie

I coccidi sono dei protozoi intracellulari obbligati, del tutto invisibili a occhio nudo e che vivono dentro le cellule intestinali dell’ ospite colpito. Fondamentalmente si riconoscono due generi di coccidi. Nel cane e del gatto sono spesso del genere Isospora di solito mentre nei conigli soprattutto del genere Eimeria. Il parassita è protozoo classificato nel genere Eimeria.

Eimeria

 eimeria
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Protista
Phylum Apicomplexa
Classe Conoidasida
Ordine Eucoccidiorida
Famiglia Eimeriidae
Genere Eimeria”

 

E’ importante sottolineare che i coccidi sono specie-specifici: questo vuol dire che quelli del del coniglio si trasmetteranno solo ad altri coniglii, quelli del gatto colpiscono solo i gatti, quelli del cane solo il cane, e via dicendo, non trasmettendosi ad altri animali o all’uomo.

La coccidiosi è un’infezione altamente contagiosa nei conigli, con bassa prognosi di guarigione se non curata in tempo. Nel tratto gastrointestinale del coniglio sono stati osservati ben 25 specie di coccidi localizzati ognuna prevalentemente in una porzioni differente dell’ apparato digerente; da sottolineare però che in varie ricerche è stato dato solo un nome diverso alla stessa specie di coccidi.

tipi eimeria

Coudert P, D Licois, F Drouet-Viard, F Provot 2000 a:. Enfermedades del conejo Tomo II. 219-34

Molti conigli sani possono essere “portatori” asintomatici del protozoo senza manifestare alcun sintomo. Le oocisti (uova), espulse con le feci, contaminano l’ambiente, cibo e acqua. Questa malattia si verifica essenzialmente in allevamenti intensivi e colpisce soprattutto gli elementi più giovani, anche dove i conigli sembrano apparentemente ben curati.

Le misure generali di igiene negli allevamenti prevedono che ai conigli dovrebbe essere data una alimentazione secca piuttosto che un pellettato umido, verdure ben lavate e molta acqua fresca; in queste condizioni infatti risulta piuttosto improbabile che si manifesti una infestazione di coccidiosi. Inoltre quanto più i conigli sono alloggiati insieme e a stretto contatto tra loro, maggiormente si raccomanda di evitare di porre il cibo direttamente sul terreno e di lasciare che alcuni conigli possano mangiare l’un l’altro il ciecotrofio.

Il parassita ha un ciclo vitale, che dura dai 4 ai 14 giorni. Essendo parassiti obbligati, i coccidi sono costretti a sfruttare un organismo ospite per poter svolgere il loro ciclo vitale. L’animale infetto, emette con le feci le uova dei coccidi, le oocisti . Il contagio quindi inizia con l’ingestione di acqua o cibo contaminato da queste uova.

 

coccidi oocisti

La parete protettiva che ricopre gli oocisti verra’ disciolta nello stomaco dai succhi gastrici e le spore verranno rilasciate. Nella porzione duodenale dell’intestino la presenza di enzimi biliari e pancreatici stimoleranno queste spore che si insinueranno nelle cellule che rivestono la parete intestinale.

Cominceranno quindi a riprodursi e a dividersi in modalita’ asessuata (schizogonia) in una o più fasi fino a quando non distruggeranno la cellula ospite infestando altre cellule della mucosa intestinale.

sezionemicroscopio

La fase finale della schizogonia porta alla formazione di gameti, consentendo così la riproduzione sessuata del protozoo e gli oociti saranno sparsi nelle feci.

La presenza di questi coccidi influenzeranno la corretta funzione delle cellule intestinali infette; alcune di loro saranno completamente inibite mentre altre diventeranno ipertrofiche.

microscopio

ciclovitalecoccidi

Queste alterazioni del normale funzionamento dei villi intestinali porteranno ad malassorbimento intestinale delle sostanze nutritive, sbilanciamento degli elettroliti, anemia, ipoproteinemia, disidratazione e ulcere.

E’ proprio durante la fase di distruzione delle cellule intestinali, che compariranno i sintomi nel coniglio. A questo punto interviene il sistema immunitario: se è abbastanza in forze, si attua un equilibrio fra di esso e la capacità dei coccidi di riprodursi, per cui non si avranno sintomi. Se invece il sistema immunitario non è sufficientemente sviluppato, ecco che i coccidi cominciano a riprodursi in maniera incontrollata e il danno intestinale provocato può diventare letale.

eimeriacycle

Questo spiega perché la patologia è grave e potenzialmente letale nei cuccioli di conigli, il cui sistema immunitario non è robusto e non ancora in grado di difendersi da solo, mentre si dice che sia autolimitante negli adulti, a patto che questi siano immunocompetenti.

Segni clinici

La gravità della coccidiosi dipende dal numero di ovociti ingeriti con il cibo contaminato. I segni clinici sono ridotto appetito, depressione, immobilità. L’ ispezione delle feci a volte rivela tracce di sangue e fili di muco. I conigli giovani non trattati presentano una crescita ritardata a causa di effetti collaterali sul rene e sul fegato in particolare.

Studi ematologici mostrano una riduzione di emoglobina e del numero di globuli rossi, accompagnata da un significativo aumento di PCV  (Packed Cell Volume ovvero l’ Ematocrito =  la percentuale del volume di sangue occupato dai globuli rossi rispetto al volume totale del sangue)  e sul totale WBC (White Blood Cell ovvero Leucociti=Globuli Bianchi)

Le analisi sierologiche mostrano una diminuzione dei livelli di sodio e cloruri, ed un aumento dei livelli di potassio: questo sbilanciamento elettrolitico può essere attribuito alla diarrea. Calcio sierico, ferro, rame, zinco, e il glucosio sono di solito leggermente inferiori rispetto gli animali sani e possono indicare la malnutrizione a causa dei danni intestinali e malassorbimento, o alle infezioni batteriche secondarie. Nel fegato invece causa un significativo aumento della bilirubina sierica, della fosfatasi alcalina (ALP), alanina aminotransferasi (ALT) e aspartato aminotransferasi (AST) e gamma glutamil transpeptidasi (GGT).

Dopo un trattamento adeguato per debellare questo protozoo i valori alterati tornano velocemente alla normalità.

 

Coccidiosi intestinale

La forma intestinale della coccidiosi colpisce soprattutto i giovani coniglietti a partire dalla 6° settimana al 5° mese di vita ed è attribuita a fenomeni di immunosoppressione dovuti allo stress, forti rumori o trasporti lunghi. E’ principalmente osservata nei giovani conigli appena svezzati, ma si manifesta anche in conigli anziani. Viene diagnosticata con una analisi delle feci al microscopio alla ricerca dei coccidi in sospensione. In genere se la carica non è estremamente elevata si risolve con un trattamento di antibiotici sulfamidici (Sulfametoxazolo + Trimetoprim per 10 giorni oppure con Vetkelfizina o con il Clazuril). A fine trattamento si interrompe per 10 giorni, si effettua una nuova analisi delle feci e si ripete comunque un secondo trattamento per altri 10 giorni per evitare una reinfezione.

intestino

I sintomi evidenti sono un pelo ruvido, inattività, diminuzione dell’appetito, disidratazione, perdita di peso e (profusa) diarrea gia dopo 4 – 6 giorni dall’infezione. Se la perdita di peso raggiunge il 20%, la morte segue entro 24 ore preceduta da convulsioni o paralisi. Durante la necroscopia, si rilevano le porzioni del digiuno dell’intestino fortemente infiammate ed edematose. A volte la mucosa è ulcerata ed emorragica.

 

Coccidiosi epatica

La forma di coccidiosi del fegato può colpire conigli di tutte le età ed è dovuta fondamentalmente dalla specie Eimeria stiedae. E ‘caratterizzata da apatia, sete, deperimento del dorso e della zona posteriore, con l’allargamento del ventre. Ai raggi X, il fegato e la cistifellea appaiono ingranditi.

Questa forma di coccidiosi può manifestarsi sia con un decorso cronico della durata di diverse settimane, o portare alla morte entro 7-10 giorni, preceduto da coma e talvolta diarrea profusa.

All’autopsia, fegato, cistifellea e dotto biliare sono distesi e allargati. Noduli bianchi coprono la superficie del fegato. Il protozoo può raggiungere quindi sia il fegato che vie biliari ed una biopsia ed uno striscio di tessuto al microscopio rivelerà la presenza di coccidi nell’ organo.

 

fegato sanoFegato sano fegato coccidiFegato con coccidi

L’infezione secondaria può portare la presenza del protozoo anche nel sistema nervoso. La malattia è spesso accompagnata da infezioni batteriche secondarie, in particolare da Escherichia coli.

Diagnosi

La coccidiosi epatica  è molto difficile da diagnosticare. Si può effettuare al microscopio contando i coccidi per grammo di feci. Inoltre ovociti e coccidi possono essere difficili da differenziare da un fungo specifico nel coniglio ( Cyniclomyces guttulatus.)

Se gli esami specifici di laboratorio confermano la presenza di E. intestinalis, E. flavescens, E. irresidua ed E. piriforme, e soprattutto E. stiedae il trattamento deve iniziare immediatamente.

Trattamento

Il trattamento della coccidiosi epatica è difficile e la malattia può rimanere presente per tutta la vita. Il trattamento anti-coccidiosi ha successo solo per i conigli infetti da 5 a 6 giorni. Anche se il trattamento ha successo, la mortalità e la diarrea continueranno nei giorni successivi. Il recupero e la normalizzazione si osservano dopo 1 o 2 settimane ed è fondamentale mantenere l’animale ben idratato.

Il Cloridrato di robenidina è ben tollerato dai conigli, ma il suo uso continuativo a scopo preventivo negli allevamenti nel corso degli ultimi 20 anni ha sollevato una buona resistenza, come ad esempio le E. media e E. magna che non rispondono più verso questo coccidiostatico. Ulteriori farmaci usati per trattare il parassita sono:

  • Sulfonamide e Trimetoprim hanno dimostrato efficace nel trattamento della coccidiosi. Essi dovrebbero essere usati solo per curare la malattia e non come misura preventiva. Il farmaco più efficace è sulphadimethoxine. Altri sulfamidici sono:
  • sulfachinossalina nell’acqua potabile: 1 g / l;
  • sulphadimerazine nell’acqua potabile: 2 g / l.
  • Salinomicina (Bio-Cox®);
  • Diclazuril (Clinicox ®);
  • Toltrazuril (Baycox ®): 2,5 a 5 mg / kg

Il trattamento dell’ambiente è molto importante per evitare la reinfezione (ad esempio con 10% di ammoniaca o amuchina). Le ciotole d’acqua e le mangiatoie devono essere disinfettate e restare pulite dalle feci. Nel trattamento di un tappeto con disinfettanti anticoccidi specifici si ha un maggior effetto e penetrazione del prodotto se posti sotto vuoto. Durante il trattamento dell’ambiente, i conigli devono essere mantenuti in un’altra parte della casa per evitare il pericolo di contatto con i prodotti disinfettanti e possibili intossicazioni.

Prevenzione

Rami e foglie ricche di tannini (salice, nocciolo, rovere, frassino, alberi da frutto, infine pini) sono eccellenti nel prevenire la coccidiosi. E’ importante controllare prima di offrire un ramoscello da masticare ad un coniglio, che sia preso da un albero non  tossico per conigli. Inoltre, la corteccia non deve essere stata esposta a sostanze chimiche, fertilizzanti o all’inquinamento delle strade trafficate.