LIBERTA’ DEL CONIGLIO IN CASA ANCHE LA NOTTE ?

coniglio in gabbia

Prendo spunto dall’articolo letto su Petsblog.it  Il coniglio vive bene in gabbia la notte? per trattare la delicata questione della “libertà del coniglio in casa“.
Valeria, l’autrice dell’articolo, esprime molto bene il suo parere sull’argomento e lo motiva altrettanto egregiamente.

Più passa il tempo e più la cultura della libertà del coniglio in casa si sta diffondendo; tuttavia si tratta di un processo lento e ancora parziale, circoscritto a momenti o situazioni particolari: se il coniglio può godere della sua libertà di giorno, ma comunque sempre mentre c’è qualcuno a vigilare sui suoi spostamenti e le sue azioni, la sua libertà non sembra più essere tanto legittima di notte o quando il coniglio è solo – senza sorveglianza.

Lì scatta la reclusione e l’alibi: è per la sua incolumità!

Sarebbe un nobile intento, se non nascondesse più la preoccupazione per l’incolumità dei propri beni (mobili, arredi, tessuti ecc), che quella per l’animale.

Vorrei ricordare che il coniglio deve vivere libero per casa, 24 ore su 24 e non quando fa comodo agli umani.

Certamente, come ogni altro essere vivente anche il coniglio ha bisogno di interagire con l’ambiente e con gli altri conviventi, pertanto non è irragionevole pensare che in queste interazioni possano capitare anche momenti meno piacevoli come il rosicchiamento di un battiscopa, piuttosto che un buco procurato al tappeto preferito (che a quanto pare è anche il SUO preferito per le attività di scavo).

Non dirmi che non ti è mai capitato di fare un buco o lasciare un’impronta con il ferro da stiro su qualche indumento, restringere qualche capo di biancheria o infilare una maglietta di un certo colore in lavatrice e tirarla fuori di un altro…
Quando si interagisce con l’ambiente possono succedere un sacco di cose “negative” e quando si interagisce con altri individui possono scattare meccanismi relazionali che fanno nascere incomprensioni, litigi e discussioni e questo succede anche al coniglio!

A chi mi chiede: “Ma com’è un coniglio? Come un cagnolino o un gattino?”, mi piacerebbe rispondere che un coniglio è un coniglio e basta, che non ci sono paragoni da fare, che bisognerebbe conoscere il coniglio in quanto tale, ma purtroppo qualche paragone bisogna farlo, per rendere comprensibile alle persone qualcosa che comprensibile non è ancora.
Ai cani e ai gatti siamo abituati perché essi convivono con noi da migliaia di anni. Li abbiamo addomesticati e ormai pensiamo di sapere tutto su di essi. Per lo meno ne conosciamo in modo più o meno generale i comportamenti, le abitudini, le esigenze, i modi di comunicare.
Il coniglio è una new entry: sono circa vent’anni che abita con noi, che ne selezioniamo le razze per creare i nani, i conigli pet (che non hanno alcuna differenza con i selvatici o con i conigli cosiddetti “da carne”). Quindi, stiamo imparando adesso ad accettarli come compagni. Assistiamo ancora al grande divario tra chi li considera e li tratta a tutti gli effetti come esseri viventi senzienti e chi ancora li mangia, non reputandoli che cibo destinato al nostro sostentamento e sollazzo del pranzo domenicale.
E’ molto difficile instillare nelle menti delle persone il germe dell’uguaglianza, perché l’uomo vive categorizzando, distinguendo, differenziando. E’ questo lo strumento che adotta per conoscere il mondo ed ergersi a dominatore nella scala gerarchico-evolutiva.
I paragoni sono necessari all’uomo per etichettare, categorizzare, comprendere. Per questo, spesso rispondo che un coniglio è l’unione di un cane, un gatto e un bimbo piccolo, con la fedeltà e il bisogno di sentirsi parte di un team del primo, l’indipendenza e l’autodeterminazione del secondo, l’esigenza di scoprire, esplorare, sperimentare il mondo del terzo, con in più però la difficoltà che i suoi modi di comunicare non sono altrettanto diffusi e immediatamente comprensibili come quelli delle tre creature sopraindicate.

Tornando sul pezzo, il coniglio in casa va lasciato libero; va vaccinato e sterilizzato, sia che sia single, sia che sia in coppia o in gruppo (tutti i membri vanno sterilizzati, anche se dello stesso sesso), per garantirgli il benessere e la saluta fisica prima di tutto e anche per evitare le classiche pipì a spruzzo, le pozzangherine e che rosicchi o scavi qualsiasi cosa.

Ricorda: una componente del coniglio è il “bimbo piccolo”. Se avessi un cucciolo d’uomo per casa non ti assicureresti di parare gli spigoli, chiudere bene gli armadietti, impedire l’accesso alle scale con un cancellino, togliere dalla sua portata detersivi e oggetti tossici o pericolosi, eccetera? Mica terresti il bimbo tutto il giorno in un box!

Dice bene Valeria nell’articolo:

“Non è il coniglio che va rinchiuso, ma vanno tolte le cose pericolose che possono provocargli o essere oggetto di danno. Se vedete che si affeziona troppo a qualche tappetino filaccioso e ne mangia dei pezzetti, questo va sostituito. Vanno cambiati gli oggetti, non rinchiuso l’essere vivente”.

Al coniglio vanno offerti stimoli e attività che tengano viva la sua innata curiosità e attitudine a esplorare il territorio: scatole e rotoli di cartone da rosicchiare (purché non ne ingerisca i pezzi) o di plastica dura, legnetti e rametti che possa addentare, stracci o zerbini in cocco da poter scavare e rodere, giochi da “foraggiamento” così che possa distrarsi alimentandosi (ricorda che il coniglio mangia 24 ore al giorno), una tana in cui riposarsi al sicuro e via dicendo.
Se al coniglio è permesso concentrarsi su certi oggetti, dimenticherà gli altri. Libertà e propostadevono essere le parole chiave nella gestione del tuo peloso, altrimenti crescerai un coniglio frustrato, incapace, ingestibile e ingovernabile, che non aspetterà altro che i pochi momenti di libertà che gli concederai per sfogarsi.
Ricordati anche che i conigli sono animali crepuscolari, quindi più attivi di mattina presto e di sera, dopo che tramonta il sole. Tenere rinchiuso il tuo coniglietto proprio nelle ore di maggiore vigore per lui non farà che generare e aumentare il suo risentimento sia nei confronti dell’ambiente che verso di te.
Il mio motto è che FIDUCIA GENERA FIDUCIA, perciò comincia per primo a fidarti del tuo coniglietto e vedrai che la tua fiducia nei suoi confronti verrà ripagata!

Valeria conclude il suo testo in modo straordinariamente saggio e prendo in prestito questa sua saggezza per concludere a mia volta:

“Se non siete disposti a dargli il minimo, meglio fare una attenta riflessione e non prenderlo”

Nessuno ti obbliga ad accogliere in casa un coniglietto, ma se lo fai, assumiti tutte le responsabilità del caso; informati bene PRIMA di accoglierlo e riflettici, perché 10 anni di compagnia richiedono impegno, volontà e consapevolezza.

di Romy Carminati

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