Patologie gastrointestinali del coniglio di Paolo Selleri

Alimentazione e malattie digestive al Corso teorico-pratico SIVAE
Nel coniglio ogni tipo di disturbo, sia psicologico che organico, può determinare la comparsa di segni clinici a carico dell’apparato digerente. Delle patologie gastrointestinali ed alimentari di questa specie ha parlato Paolo Selleri (Med Vet, Roma) al Corso teorico-pratico di comportamento, medicina e chirurgia del coniglio organizzato da SIVAE a Cremona (25—27 novembre 2009).

Dieta del coniglio Il coniglio è impegnato ad alimentarsi per buona parte della giornata, potremmo considerare che compia circa 30 pasti al giorno. Il coniglio è un erbivoro obbligato. La dieta in casa deve riflettere quella che avrebbe se vivesse libero: erba, foglie, radici. Per quanto molti mangimi presenti in commercio ne siano pieni, i semi non sono un ingrediente che deve far parte della dieta del coniglio. In zootecnia i semi vengono aggiunti alla dieta solo per rendere il mangime più appetibile (e quindi commerciabile) o per far ingrassare il coniglio per poi macellarlo.

Si deve osservare che il coniglio non ha una struttura anatomica che gli consente di arrampicarsi sugli alberi per mangiare la frutta. Quindi anche la frutta non potrà essere considerata una componente rilevante della sua alimentazione. In piccole dosi potrà essere usata per addestrarlo o soddisfare il bisogno di molti proprietari di viziare il loro coniglio. Il fieno non deve mai mancare nella dieta. Oltre ai comuni pacchi di fieno misto sono in commercio confezioni di fieno monofita: erba medica, fleolo, avena, ecc. Avere a disposizione dei fieni con un’unica coltura erbacea permette di migliorare la dieta del paziente erbivoro adattandola alle necessità del suo momento fisiologico.

Le leguminose sono particolarmente ricche di calcio e proteine e sono indicate per gli animali in crescita, in gravidanza o in convalescenza. Vanno evitate negli animali anziani o nei casi in cui gli eccessi di calcio possano favorire la formazione di uroliti. Le verdure fresche sono una componente importante della dieta. Devono essere offerte fresche più volte al giorno, evitando di darle a temperatura di frigorifero. È importante anche curare la varietà delle verdure offerte: indivia, scarola, finocchi, sedano, lattuga romana, radicchi, carote e foglie di carote, peperoni, ravanelli e crescione. Altri ortaggi accettabili, ma ricchi di calcio, andrebbero evitati dopo 6 mesi di età, perché si suppone possano predisporre a problemi delle vie urinarie, e sono: erba medica, tarassaco (parti verdi e fiori) e le erbe aromatiche. Infine anche le brassicacee e gli spinaci vanno offerti saltuariamente perché ricchi di ossalati.

La somministrazione di pellet deve essere piuttosto limitata, sia perché la sua struttura fisica può alterare i processi di masticazione, favorendo patologie da malocclusione, sia perché sono privi di fibra sufficientemente lunga per stimolare la motilità intestinale. Inoltre i pellet hanno quantità di calcio e fosforo che superano i fabbisogni del coniglio. Si consiglia quindi di limitare la dose dei pellet costituiti da fleolo o avena in tutti i conigli ipercalcemici, anziani o obesi. I pellet di erba medica andrebbero invece offerti in tutti i soggetti sottopeso, alle madri gravide o in lattazione. In particolare la dieta delle coniglie gravide negli ultimi dieci giorni prima del parto dovrebbe essere costituita principalmente da pellet di medica. Lo stesso discorso vale per i giovani conigli in accrescimento fino a 10 settimane di età, successivamente la quantità dovrà essere scalata fino a raggiungere la dose degli adulti.

Stasi gastrointestinale/costipazione/ileo

I conigli che si presentano con o senza segni di malocclusione, ma con dolore addominale, anoressia o mancata produzione di feci hanno bisogno di trattamenti medici mirati alla correzione dell’emergenza. La somministrazione di analgesici e fluidi, spesso riesce a sbloccare la situazione, stimolando l’appetito del coniglio e la motilità intestinale.

La stasi gastrointestinale è principalmente un disordine acquisito della motilità gastroenterica e si manifesta in genere con un suo rallentamento, che può diventare ileo completo nelle forme più
gravi. Questo rallentamento può insorgere come forma primaria, in seguito ad alterazione della funzionalità dei neuroni mio enterici o della muscolatura liscia gastrica; o secondariamente ad una dieta errata, mancanza di esercizio, aderenze post-chirurgiche e tutte quelle condizioni di stress o condizioni cliniche dolorose che possono indurre anoressia. In molti casi la stasi è favorita da
una dieta errata basata su miscele di semi e fioccati, carboidrati, frutta e povere di fieno e verdure, che determinano un eccessivo apporto di carboidrati e uno scarso apporto di fibra lunga.

L’eccesso di carboidrati interferisce sulla motilità, inibendo il rilascio di motilina, un ormone secreto dalle cellule enterocromaffini del duodeno e del digiuno, che stimola la muscolatura gastrointestinale favorendo la peristalsi; invece la carenza di fibra lunga, porta ad un minor stimolo meccanico distensivo del colon e ad un aumento di butirrati e proprionati a scapito degli acetati nel cieco, compromettendo ulteriormente la motilità intestinale. Una ridotta secrezione di motilina può essere anche determinata da un aumento delle catecolammine in seguito a stress ambientali di qualunque tipo: cambio di ambiente, introduzione di un nuovo coniglio o di un nuovo animale, perdita del compagno, presenza di un coniglio dominante, arrivo di persone estranee in casa, forti rumori, il ricovero in clinica; o in corso di patologie cliniche che determinano dolore e anoressia. L’anamnesi dettagliata e l’esame obiettivo generale che include l’auscultazione dell’addome, possono aiutare il clinico a individuare la gravità della patologia in atto.

Uno strumento utile per la diagnosi è rappresentato dall’esame radiografico, dal quale spesso possiamo evincere lo stadio e la gravità della stasi. Si possono usare anche mezzi di contrasto preferendo i mezzi iodati piuttosto che il bario, perché il pasto baritato può indurre un’alterazione della funzionalità ciecale con compattamento del suo contenuto.

Nella maggior parte dei casi il contenuto gastrico compattato riesce ad essere fatto progredire una volta che lo stato di idratazione è migliorato e quando la quantità di fibra lunga nella dieta è aumentata. Si può facilitare questo processo stimolando la peristalsi mediante l’uso di procinetici gastrici e intestinali, se si è certi che non sia presente un compattamento del contenuto intestinale. Una volta che il dolore è alleviato e lo stato di idratazione è corretto, il coniglio comincerà a muoversi e a mangiare fieno, stimolando la motilità gastrointestinale. Pur non essendone dimostrata l’efficacia, i probiotici vengono utilizzati spesso nel corso di patologie gastrointestinali mediante la somministrazione per via orale. Come terapia di supporto, il complesso della vitamina B può essere somministrato allo scopo di stimolare l’appetito e contrastare la minaccia della lipidosi epatica, spesso presente nel corso dell’anoressia. Tutti i conigli anoressici andrebbero aiutati tramite alimentazione assistita, mediante l’uso di formulazioni preparate allo scopo (Critical Care for Erbivores, Oxbow®) mescolate con succo di mela o soluzioni elettrolitiche aromatizzate. In caso di completo rifiuto del cibo, bisognerà ricorrere all’applicazione di un sondino naso-gastrico.

Raramente la chirurgia è necessaria per risolvere un impaccamento delle ingesta, ma se si sospetta un processo necrotico o ischemico a carico della parete intestinale per un’azione compressiva, la resezione chirurgica dell’intestino può essere l’unica alternativa, nonostante la prognosi sia spesso infausta. C’è un alto rischio di morte durante la chirurgia a causa delle endotossine prodotte dai clostridi presenti nell’intestino del coniglio. L’anestesia infatti spesso determina un rallentamento della motilità gastrointestinale, a cui consegue un’alterazione della flora intestinale e la produzione di tossine batteriche. Utile a questo scopo si sono dimostrate la somministrazione per via endovenosa (EV) o intraossea (IO) di antibiotici e fluidi nel periodo perioperatorio e postoperatorio per diversi giorni. In queste situazioni gli antibiotici di scelta dovrebbero avere un’azione sui gram negativi e sui batteri anaerobi.

Mancata ingestione del ciecotrofo

I ciecotrofi si formano nel colon prossimale e nel cieco. I conigli cominciano a consumarli a partire dalle 2-3 settimane di età quando cominciano ad assumere anche il cibo solido degli adulti. La fibra più grande di 0,5 mm non entra nel cieco ma transita nell’intestino e va a formare i pellet fecali, mentre le particelle più piccole e i liquidi vengono trattenuti nel cieco o ritornano al cieco tramite movimenti di antiperistalsi. Nel cieco, questi due componenti vengono aggregati a formare delle particelle altamente nutrienti che vengono ricoperte da muco e successivamente espulse per via rettale. Questo meccanismo richiede una dieta ricca di fibre affinché sia efficiente e funzionale. Nelle diete povere di fibra aumenta il periodo di ritenzione nel cieco e si riduce la motilità dell’intero intestino, e di conseguenza anche la produzione di ciecotrofo. La quantità di fibra indigeribile dovrebbe essere almeno il 15% della dieta. Inoltre una dieta povera di fibra ma ricca di proteine riduce l’assunzione di ciecotrofo. In poche parole, l’aumento di fibre nella razione favorisce una diminuzione delle proteine che compongono il contenuto ciecale durante la fase ciecotrofica. Si consiglia, quindi, di aggiungere in una razione costituita da pellettato e verdure fresche, sempre fieno di ottima qualità, per una migliore funzionalità gastrointestinale. La mancata assunzione del cecotrofo può avvenire per diversi motivi, il principale dei quali è una dieta povera di fibra, che porta alla formazione di un ciecotrofo di consistenza alterata, più tenero o liquido, che non viene quindi assunto dall’animale.

Talvolta il ciecotrofo può non essere assunto o perché ha odori sgradevoli al coniglio o perché in condizioni di obesità o patologie del rachide, l’animale non riesce più a raggiungere la regione anale. Sebbene la mancata ingestione del ciecotrofo non sia una condizione pericolosa per la vita, gli effetti sulla salute del coniglio sono molteplici. I conigli non assumendo il ciecotrofo, innanzitutto si privano degli amminoacidi, degli acidi grassi volatili, delle vitamine degli enzimi, come amilasi e lisozima, prodotti dalla microflora ciecale; successivamente vanno incontro ad un costante imbrattamento della regione perineale. La presenza di materiale fecale in questa regione determina cattivo odore e dermatiti che causano stress al coniglio e nei mesi estivi possono attirare le mosche, predisponendo l’animale alle miasi.

L’approccio terapeutico della patologia richiede tre tipi di interventi.
1. Si interviene con una terapia locale della zona perineale, si taglia il pelo e si pulisce la parte, si somministrano FANS, che possono ridurre la produzione di ciecotrofo e alleviare il dolore, e antibiotici, per curare la dermatite.
2. Si modifica la dieta con l’introduzione graduale di vegetali ricchi di fibra e l’eliminazione di eventuali mangimi contenenti semi e fioccati. Il fieno deve essere a disposizione ad libitum. In alcuni casi, è utile lasciare a disposizione fieno come unico alimento per diversi giorni.
3. Si devono ricercare e, se possibile, eliminare, eventuali cause sottostanti come obesità, patologie della colonna, problemi neurologici, patologie da malocclusione.

Enterite/enterotossiemia

Le diete ricche di carboidrati possono creare svariati disturbi all’apparato gastroenterico del coniglio. Uno di questi è l’eccesiva presenza di glucosio, che favorisce la colonizzazione intestinale del Clostridium spiroforme e di E. coli. L’eccesso di acidi grassi volatili prodotti determina una drastica diminuzione del pH ciecale che inibisce la normale flora intestinale, favorendo i patogeni a proliferare e a colonizzare l’intestino. In questo modo gli agenti patogeni sono causa della produzione di gas e tossine, responsabili dell’interruzione della motilità, della produzione di nutrienti e dell’assorbimento intestinale. Talvolta questa condizione di disbiosi può essere determinata dall’uso di farmaci antibiotici, attivi principalmente contro i gram positivi che normalmente popolano la flora intestinale del coniglio. Spesso i conigli affetti da enterotossiemie presentano condizioni cliniche molto critiche che devono essere affrontate in maniera molto aggressiva, mediante terapia reidratante per via sottocutanea o endovenosa, impiegando il Ringer lattato, l’utilizzo di colestiramina per la sua proprietà di legarsi alle tossine batteriche e l’uso del metronidazolo alla dose di 20 mg/kg q12h. Per l’analgesia si provvederà all’uso di FANS.

Ostruzione intestinale

L’ostruzione intestinale nel coniglio è una condizione molto grave ma che raramente si osserva nella pratica clinica. La causa più frequente è rappresentata dall’ingestione di corpi estranei, più
spesso rappresentati da nodi di pelo infeltrito, oggetti di plastica o gomma, stoffa o fili dei tappeti che spesso si fermano a livello di piloro, nel tratto prossimale del duodeno o nella valvola ileociecale. Il coniglio può essere asintomatico o avere solo anoressia nelle fasi iniziali, ma nell’arco di 24-48 ore sviluppa i segni dell’addome acuto. Assenza di feci, addome timpanico, evidenti segni di dolore, seguiti da segni di ipovolemia e shock. In poco tempo si instaura la lipidosi epatica, ulcerazioni gastriche e la morte sopraggiunge nell’arco di 24-48 ore. Radiograficamente, il quadro si caratterizza per la presenza di una notevole distensione gastrica, per accumulo di liquido e gas. Situazione analoga, si può riscontrare nella stasi gastrointestinale ma con un andamento più benigno e lento. La prognosi è quasi sempre infausta anche con l’intervento chirurgico.

Coccidiosi

Il coniglio può essere infestato da 10 specie di Eimeria a localizzazione intestinale, alcune di elevato potere patogeno (come E. magna), altre a patogenicità moderata (come E. perforans
e E. media) o scarsa. Sono possibili anche infestazioni contemporanee di più specie. Le specie più diffuse in Italia sono Eimeria perforans, E. media e E. magna. La trasmissione avviene tramite l’ingestione di oocisti sporulate. Spesso alla presenza dei coccidi si accompagnano infezioni di agenti patogeni come l’E. coli che sfociano in gravi forme di enteriti. La coccidiosi si osserva soprattutto nei giovani appena svezzati in forme acute che causano inappetenza, perdita di peso, depressione e diarrea che può essere emorragica; o in forme subcliniche che si manifestano solo per un accrescimento stentato. L’infestazione da parte di specie poco patogene passa invece inosservata.

Eimeria stiedae si localizza a livello epatico. La trasmissione avviene tramite oocisti sporulate che hanno bisogno di due giorni nell’ambiente prima di diventare infettanti. A differenza dei coccidi intestinali, Eimeria stiedae si localizza all’interno dei dotti biliari dove può determinare, in caso di gravi infestazioni, l’ostruzione dei dotti e importanti alterazioni epatiche, con segni di perdita di peso, ascite, ittero, diarrea e epatomegalia. Negli adulti la patologia è spesso asintomatica. La diagnosi si effettua con l’esame delle feci. La diagnosi di coccidiosi si effettua tramite l’esame delle feci, che però non permette di stabilire la specie. Durante il trattamento, si deve curare molto la pulizia per evitare la reinfestazione.

Terapia

Clazuril 5 mg/kg PO una sola volta
Sulfachinossalina 100 mg/kg SC
Sulfadimetossina 50 mg/kg come dose d’attacco poi 25 mg/kg q24h PO per 9 giorni
Sulfametazina 100 mg/kg PO q24h
Trimetoprim – sulfadiazina 15-30 mg/kg PO,
IM e SC q12h per 7 -10 giorni
Toltrazuril 25-50 ppm nell’acqua (1-2 ml di prodotto per litro d’acqua) per 5-7 giorni

Da: Atti del Corso base teorico-pratico SIVAE di comportamento, medicina e chirurgia del coniglio (Cremona, 25—27 novembre 2009).

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
mg.monzeglio@evsrl.it

Fonte: SIVAE

Settore: Animali esotici

Discipline: Gastroenterologia

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