Sterilizzazione del coniglio : del Dott. A. Melillo

Sterilizzazione: tutti i come e i perché di una scelta sofferta


 Se state cercando informazioni per gestire al meglio il vostro coniglietto, è possibile che qualcuno vi abbia già consigliato di sterilizzare il vostro animale, lasciandovi a dir poco perplessi.

 In effetti la sterilizzazione, in quanto operazione chirurgica da eseguire in anestesia generale, spaventa inevitabilmente: in realtà, sebbene sia vero che ogni anestesia e ogni chirurgia comportino un certo margine di rischio, tale rischio è molto basso se l’intervento è eseguito da un veterinario competente ed esperto, che sappia valutare bene lo stato di salute del coniglio prima di operarlo e seguirlo fino al completo risveglio.

 

Alcune persone sono preoccupate che la sterilizzazione alteri la personalità e l’intelligenza del loro animale; questo non solo è falso in generale, ma lo è particolarmente nel caso del coniglio che anzi manifesta i tratti migliori della sua personalità una volta libero dall’ingombrante influenza dei suoi attivissimi ormoni.

Altri ancora ritengono che la sterilizzazione sia un atto “contro natura” ed eticamente inaccettabile: sebbene sia difficile contestare che gli animali in natura non subiscono tale pratica, è bene tenere presente che il coniglio domestico ha bisogno di inserirsi in un ambiente artificiale (la casa) e che la sterilizzazione facilita questo adattamento.

I conigli non sterilizzati, infatti, al raggiungimento della maturità sessuale, cominciano a manifestare sotto l’influsso degli ormoni comportamenti che li rendono difficili da gestire: marcatura del territorio con feci e urine (leggasi spruzzate su letti divani pareti e anche sulle gambe dei proprietari), monta insistente di oggetti, altri animali, braccia e piedi umani (soprattutto i maschi ma anche le femmine a volte) e aggressività dovuta a frustrazione del potente istinto sessuale (soprattutto i maschi) o all’esigenza di proteggere la gabbia-tana (soprattutto le femmine, che possono diventare veramente terribili!). Non tutti i conigli manifestano necessariamente questi comportamenti con la stessa intensità, alcuni restano relativamente tranquilli e si comportano bene, ma sono una minoranza.

Il coniglio non sterilizzato inoltre è condannato alla solitudine: una volta raggiunta la maturità infatti, tenderà a litigare con i conspecifici dello stesso sesso con possibili lesioni anche gravi; mentre si accoppierà con quelli del sesso opposto arrivando a generare una quantità impressionante di cuccioli (ogni femmina può produrre 40-60 cuccioli l’anno, anche di più se di taglia grande!). Tenere la coppia separata ingabbiando i conigli singolarmente vuol dire non solo doppio lavoro per noi (pulizia, alimentazione, passeggiate separate etc etc) ma costringere gli animali ad una vita molto segregata e alla continua frustrazione di non poter raggiungere il compagno, cosa che li rende irritabili e aggressivi.

 La sterilizzazione ovvia a questi problemi senza conseguenze negative sulla personalità del coniglio; piuttosto offre dei vantaggi importantissimi per la sua salute, che sono poi il primo vero motivo per questo intervento. Le coniglie sono infatti molto soggette a tumori dell’utero (dal 50 all’80% di incidenza dopo il terzo-quarto anno, a seconda della razza, che significa due coniglie su tre!) e a volte questi tumori crescono inapparenti per molto tempo rivelandosi solo quando hanno già metastatizzato e quindi troppo tardi; ma anche quando si diagnosticano in tempo e si può procedere alla chirurgia, c’è una differenza importante fra sterilizzare una coniglietta giovane ed in perfette condizioni e la stessa operazione su un animale più anziano e con una patologia grave in corso: i rischi operatori e i tempi di recupero sono infatti nettamente maggiori. La sterilizzazione inoltre previene altre patologie legate all’apparato genitale femminile: la piometra (accumulo di pus nell’utero), l’aneurisma uterino (alterazione dei vasi che causa imponenti emorragie interne), le cisti e i tumori ovarici e i tumori mammari, che pure sono causati dagli ormoni femminili.

Questo problema è meno importante per i maschi, in cui l’incidenza dei tumori genitali è nettamente più bassa, ma comunque l’effetto preventivo vale anche per loro.

Il secondo vantaggio fondamentale della sterilizzazione è che consente di tenere i conigli a coppie, permettendo loro di godere della compagnia reciproca senza stress e senza contribuire alla sovrappopolazione, causa di abbandono: i conigli tenuti a coppie sono più felici, più attivi e più sani, si scambiano coccole tenerissime a vedersi e si accoppiano anche se sterilizzati, sebbene con meno frequenza di quando sono interi e naturalmente senza generare cuccioli. Vale la pena di ricordare che il maschio dopo la sterilizzazione può essere fertile ancora per un paio di settimane in quanto una piccola quantità di seme residua nelle vie genitali, per cui non va rimesso insieme a femmine no sterilizzate immediatamente dopo l’operazione!

Normalmente la coppia gode della massima armonia se entrambi i membri vengono operati, ma in caso di maschietti tranquilli e senza grandi esigenze può essere sufficiente sterilizzare la sola femmina (che ne ha assoluto bisogno per ragioni di salute); se però il maschio è troppo focoso sarà bene sterilizzare anche lui altrimenti tormenterà la femmina continuamente e questa potrebbe diventare aggressiva verso di lui, per autodifesa.

Ma, in pratica, in cosa consiste la sterilizzazione?

Per il maschio (castrazione od orchiectomia) è un’operazione relativamente semplice: si esegue un taglietto sulla cute davanti ai due testicoli che vengono gentilmente esteriorizzati; i vasi e i dotti che collegano i testicoli al corpo vengono legati e le gonadi asportate. E’ poi necessario chiudere il canale inguinale attraverso cui il testicolo sale e scende dall’addome: esso è così ampio nel coniglio, infatti, che se lasciato aperto potrebbe lasciar passare intestini o altro fin nello scroto determinando una pericolosa ernia. Una volta che entrambi i testicoli sono asportati e i canali sono chiusi, il taglietto si chiude con pochi punti e il coniglietto viene svegliato: di solito non ci sono conseguenze a parte un momentaneo gonfiore delle sacche scrotali in alcuni soggetti, derivante dal fatto che il liquido naturalmente prodotto per lubrificare il testicolo non trova più via d’uscita, ma si tratta di un fenomeno non pericoloso che scompare spontaneamente nel giro di un paio di giorni. Esistono anche altre tecniche, ad esempio l’incisione direttamente sulla sacca scrotale, ma la mia esperienza mi porta a privilegiare quella descritta. Di solito dopo un paio di giorni di una leggera terapia analgesica e antibiotica il coniglietto è come nuovo.

Un po’ più complicato il discorso per quanto riguarda la femmina(ovariectomia od ovario isterectomia). Innanzitutto le gonadi femminili sono collocate all’interno dell’addome che va quindi inciso per raggiungerle: i vasi che nutrono le ovaie e l’utero vengono legati e gli organi asportati. La fascia muscolare addominale va ricostruita con cura e così pure il sottocute; sulla cute è preferibile dare punti intradermici che minimizzano la possibilità che la coniglia si lecchi o mordicchi i punti e sono anche più estetici. Si tratta di un’operazione più lunga rispetto a quella del maschio, che richiede un maggior consumo di materiali e qualche attenzione in più per l’anestesia: per questi motivi è più costosa rispetto alla castrazione. Anche i tempi di recupero sono un po’ più lunghi e soprattutto le conigliette più anziane o più sensibili possono necessitare di 3 o 4 giorni prima di essere del tutto in forma, anche se normalmente già dal giorno successivo ricominciano a mangiare a fare le palline. La terapia analgesica è fondamentale come in tutte le chirurgie del coniglio.

In conclusione, la sterilizzazione è un’operazione altamente raccomandata per entrambi i sessi e poco rischiosa se eseguita correttamente: l’unica raccomandazione è di affidarsi SEMPRE ad un veterinario che si dedichi esclusivamente o principalmente a questo tipo di pazienti, in quanto la fisiologia, l’anatomia e le esigenze del coniglio differiscono profondamente da quelle del cane e del gatto.

 Dr. Alessandro Melillo

omniavet

Tratto da: www.amiconiglio.it

Lascia un commento